venerdì 23 febbraio 2007

Te le do io le domeniche a piedi

E' disponibile un Briefing Paper di Francesco Ramella, fellow dell'IBL e blogger su RealismoEnergetico, sul tema dell'inquinamento atmosferico e le domeniche a piedi. Ramella dimostra come l'inquinamento atmosferico e i suoi presunti effetti sulla salute siano problemi ampiamente sopravvalutati. Da leggere e distribuire in occasione della domenica a piedi prevista in tutto il nord Italia per il 25 febbraio.

mercoledì 21 febbraio 2007

Quanto costa il risparmio energetico?

Del pacchetto sul risparmio energetico si sa solo una cosa: costerà circa 2,5 miliardi di euro. Per quel che mi risulta, non è stata effettuata alcuna stima credibile sui benefici del provvedimento. Quindi, ci troviamo di fronte all'ennesima norma di cui nessuno si è preso la briga di verificare efficacia ed economicità. Nel merito, il governo concede sconti fiscali a quanti vogliano riqualificare gli edifici limitando le dispersioni termiche (e vabbé); detrazioni per le industrie che acquistano motori ad alta efficienza (e vabbé); riduzione del carico fiscale per il Gpl (e vabbé) e sussidi alle auto "ecologiche" (meno bene); incentivi al sistema agroenergetico (questa è una porcheria, come ha scritto sulla Repubblica di sabato il premio Nobel Joseph Stiglitz); altra porcheria è la creazione del fondo Kyoto che consentirà l'erogazione a tasso agevolato di finanziamenti per progetti politicamente corretti. Inoltre: viene incentivato il fotovoltaico (malignità: chissà come l'ha presa Ermete Realacci, che è da tempi non sospetti sostenitore dell'eolico, cenerentola del decreto); si potenziano i certificati bianchi (robaccia); si potenziano gli incentivi alle fonti rinnovabili (vedi alla voce rent seeking); si incentivano la cogenerazione ad alto rendimento e la bioedilizia (vabbé). Sul fronte dell'offerta, semplicemente, una pioggia di sussidi. Risultato: la bolletta energetica italiana (in alternativa: le tasse) aumenteranno.

lunedì 19 febbraio 2007

NO-TAV: quale devastazione?

Il Ministro Di Pietro intervistato su La Stampa in merito alla linea ad alta velocità Torino - Lione afferma: "La Torino-Lione è l’opera che ci salverà. Non farla significherà buttare tutto il traffico sulle strade, con un impatto devastante per l’ambiente".
Nulla di più distante dalla realtà.
Se venisse raddoppiato il tunnel stradale esistente,
l’investimento richiesto sarebbe dell’ordine del 20% di quello necessario per la realizzazione del tunnel ferroviario ed il costo potrebbe essere interamente sopportato dagli utenti dell’infrastruttura che si gioverebbero di un miglior livello di servizio e di un più alto grado di sicurezza rispetto ad oggi.
La ricaduta sul territorio sarebbe assai più limitata. Non sarebbe necessario realizzare nuove opere lungo la Val Susa: l’autostrada esistente è infatti in grado di assorbire un flusso di traffico assai più elevato di quello attuale.
Il mancato trasferimento del traffico pesante dalla strada alla ferrovia non comporterebbe inoltre alcun rilevante impatto negativo sotto il profilo dell’inquinamento atmosferico. Come noto, infatti, le emissioni inquinanti dei veicoli di recente costruzione sono assai più contenute di quelle dei mezzi più vetusti. Basti pensare che le emissioni di un solo mezzo a norma Euro 0 equivalgono a quelle di circa dieci mezzi Euro 5...
L'inquinamento in Val Susa, peraltro già oggi assai limitato, continuerà a ridursi, con o senza linea ad alta velocità.

PS
Da par suo la Governatrice del Piemonte, Mercedes Bresso.

domenica 18 febbraio 2007

Kyoto via col vento (gastrointestinale)

La premier neozelandese Helen Clark ha annunciato che il suo sarà il primo paese "carbon neutral" al mondo. Tra i provvedimenti che verranno presi per conseguire tale ambizioso obiettivo, la flatulence tax, che colpisce gli allevatori di bestiame. Perché? Le - ehm - "emissioni" dovute a bovini, ovini e suini sono ricche di metano, un gas serra molto più potente dell'ingiustamente colpevolizzata anidride carbonica. Alcuni stimano che le flatulenze del bestiame neozelandese siano responsabili del 60 per cento delle emissioni del paese, espresse in tonnellate di CO2 equivalente. La flatulence tax ha sollevato non solo le comprensibili proteste della lobby agricola - al cui interno, però, molti trarranno vantaggio dalla politica di sussidi ai biocarburanti - e anche dai Verdi neozelandesi (se non hanno cambiato posizione). Per una volta, mi trovo d'accordo coi Verdi.

mercoledì 14 febbraio 2007

lunedì 12 febbraio 2007

Il ritorno dello Stato imprenditore

Dice a Repubblica il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: "non ha senso costruire un rigassificatore in una zona in cui la rete metanifera non è in grado di trasportare il gas che il nuovo terminale va ad aggiungere. Così come non ha senso costruire un rigassificatore a Rovigo e contemporaneamente proporre di far funzionare a carbone la centrale di Porto Tolle". Domanda: ma il processo autorizzativo, che l'impianto di Rovigo (e quello di Brindisi) ha superato, a cosa serve? Ha senso seguire procedure contorte, costose e lunghissime se poi un ministro può cancellare tutto, o quasi, con un'intervista? Ed è compatibile, questo atteggiamento da "il governo sa come far funzionare l'economia", con le liberalizzazioni? Il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani è d'accordo col suo collega Pecoraro Scanio?

sabato 10 febbraio 2007

Carbone no, Germania sì

Oggi Legambiente ha sferrato un duro attacco contro il carbone, ritenuto un combustibile troppo sporco per poter essere ancora impiegato. In realtà, il clean coal rispetta tutti gli standard europei riguardo alle emissioni realmente inquinanti, e ha l'unico difetto (se così si può dire) di produrre un maggior tasso di emissioni di CO2 rispetto alle altre fonti, compreso il gas naturale. Ironicamente, la stessa organizzazione evoca spesso l'esempio tedesco come quello di un modello da seguire, proprio per l'attenzione di Berlino alle energie rinnovabili. E' senza dubbio vero che, in Germania, le fonti alternative godono di incentivi massicci. Prima di pronunciare sentenze affrettate, però, varrebbe forse la pena prestare un minimo di attenzione ai dati. Nel 2004, i tedeschi, su una generazione elettrica di 606,97 TWh, ne hanno prodotto 58,15 (9,5%) da rinnovabili, 293,23 (48,3%) da carbone. Gli italiani, su un totale di 303,33 TWh, ne hanno prodotti 55,35 (18,2%) da rinnovabili, 45,52 (15,0%) da carbone. Un altro modo di guardare alla cosa è questo: per ogni TWh rinnovabile, i tedeschi ne hanno prodotto 5 da carbone, gli italiani appena 0,8. Non stupisce che l'Italia meriti la maglia rosa in performance ambientale: le emissioni pro capite di CO2 erano, nel 2004, pari a 7731 kg (10187 in Germania), il consumo energetico pro capite di 3177 kgep (4215), l'intensità energetica del Pil di 150 tep/M€2000 (164).

PS Questo non significa né che gli italiani siano più intelligenti, né che siano più bravi. Solo che siamo più verdi.

Petrolieri oltre il petrolio

Chi ha detto che le multinazionali non si interessano alle fonti energetiche alternative? L'attenta ricognizione di Oil & Gas Journal (subscribers only) dimostra che le major non sono indifferenti al richiamo dell'energia pulita. Le loro antenne sono sensibilissime, in effetti, alle evoluzioni del mercato, e qualora la domanda di fonti a basso o nullo tasso di emissioni dovesse crescere seriamente, sicuramente si getterebbero sul boccone. Allo stesso modo, le multinazionali investono miliardi nella ricerca di nuove fonti: il primo a spiccare il "balzo tecnologico", naturalmente, ne raccoglierà i frutti maggiori. Questa è una genuina dinamica di mercato. Il problema è che tale dinamica è distorta da un lato da sussidi e regolamentazioni, dall'altro dalle attività di rent seeking a cui neppure i petrolieri sono estranei (anzi).

Lunga vita a Milano

Letizia Moratti partecipando ieri ad un convegno organizzato da Forza Italia su traffico e inquinamento, ha affermato: «Uno studio dell’Organizzazione mondiale per la sanità dimostra che chi vive nell’area di Milano ha una speranza di vita di un anno inferiore alla media nazionale». Non è vero. In base ai dati forniti dall'ISTAT, nel 2000 in Italia la speranza di vita alla nascita per un uomo era di 76,5 anni mentre per una donna di 82,5 anni. A Milano la speranza di vita era pari a 76,9 anni per gli uomini ed a 83 anni per le donne. Dunque, la speranza di vita a Milano è superiore di cinque mesi alla media nazionale.

venerdì 9 febbraio 2007

Mi rete es su rete

Il Wall Street Journal Europe di oggi racconta una storia molto interessante e poco sorprendente: mentre la maggior parte delle compagnie petrolifere sta soffrendo per il raffreddamento dei mercati petroliferi (a proposito: ma i prezzi non dovevano "salire senza sosta", come si diceva fino ad alcuni mesi fa?), i titoli Eni crescono e non sembrano esserne urtati. Naturalmente la cosa non può che farci piacere. Perché l'Eni si salva dal destino delle altre major? Perché, spiega il WSJE, il business del gas è per il gruppo italiano assai più significativo che per gli altri, e agisce dunque da "calmiere" sugli sbalzi borsistici: se da un lato trattiene le quotazioni dall'andare alle stelle quando il barile "tira", le mantiene anche a galla quando il greggio assume un segno negativo. Ciò implica, in primo luogo, che l'Eni ha adottato una politica di hedging molto intelligente ed efficace, sfruttando al meglio le sue competenze nel settore del gas naturale per collocarsi solidamente su un mercato che, nel futuro prevedibile, è "sicuro". Ma significa anche che tutto il chiacchiericcio sull'interesse nazionale italiano ad avere una Snam Rete Gas saldamente controllata dall'Eni era ed è, appunto, chiacchiericcio: che ha poco o nulla a che vedere con l'interesse nazionale italiano e molto a che vedere con gli interessi della compagnia di Paolo Scaroni. Nulla di male, per carità, ma chiamiamo le cose col loro nome: monopolisti i monopolisti, tanto per cominciare.

giovedì 8 febbraio 2007

Benvenuti su Realismo Energetico

Questo blog è un esperimento. E' il tentativo di raccogliere sotto un unico tetto virtuale persone che su molti temi la pensano diversamente, ma che condividono alcune cose fondamentali. La prima è che l'energia è una cosa seria. La seconda è che, in generale, il mercato funziona piuttosto bene. La terza è che, in Italia, c'è poco da scherzare: il settore energetico soffre di un deficit di liberalizzazioni. Un corollario è che, a nostro avviso, sia la sicurezza energetica, sia le questioni ambientali possono trovare soluzioni più efficienti in un contesto di mercato. Qui finiscono le cose che abbiamo in comune. Questo blog vuole essere una passeggiata, durante la quale si chiacchiera e magari si litiga. Ci si guarda intorno e, se si vedono delle cose strane, se si sentono delle falsità, le si indica e le si smaschera. Speriamo che, durante il percorso, altri amici si uniranno a noi. Magari l'avventura finirà a poche centinaia di metri dall'uscio di casa. Magari andrà avanti ancora a lungo. Speriamo che serva a qualcosa: a noi e a voi.

lunedì 5 febbraio 2007

Abbiamo già dato

Descrivendo la catastrofe climatica che si avvicina su La Stampa del 28 gennaio, Barbara Spinelli se la prende con la benzina a buon prezzo. E con il mercato che non produce correzioni alle esternalità. L'autorevole editorialista sembra dimenticare che in Italia su ogni litro di benzina grava ua tassa intorno ai 70 centesimi di Euro equivalenti a 30 centesimi per ogni kg di CO2 emessa. O, ancora, a 300 Euro per tonnellata. Per l'economista tedesco Richard Tol, fra i pù noti studiosi del riscaldamento globale: "it is unlikely that the marginal damage costs of carbon dioxide emissions exceed $50/tC [$14/tCO2] and are likely to be substantially smaller than that.”
Abbiamo già dato (anche tenendo in considerazione le altre esternalità ambientali).