martedì 27 marzo 2007

Sicurezza energetica - Lynch: l'autarchia non funziona

UPDATE. L'intero seminario è disponibile su Radio Radicale. Ne approfitto per segnalare anche il mio intervento al convegno "Sicurezza per l'energia" organizzato il 26 marzo dal Centro studi difesa e dalla Fondazione Ugo Spirito.

Intervenendo oggi a un workshop dell'Istituto Bruno Leoni, Michael Lynch ha commentato il sogno pericoloso dell'indipendenza energetica. L'energia, ha detto, non è diversa dagli altri beni e servizi: le regole dell'economia valgono per i mercati energetici come per tutti gli altri. E' senza dubbio vero che esistono molte distorsioni - a partire dal fatto che la vasta maggioranza delle risorse note di petrolio e gas naturale sono in mano alle compagnie di Stato dei paesi produttori - ma esse non possono essere risolte intrtoducendone altre, come molti paesi consumatori (a partire da Usa e Ue) sembrano voler fare. Qui sono disponibili le sue slide, mentre qui sarà presto possibile ascoltare il suo intervento.

venerdì 23 marzo 2007

Il grillo parlante dell'Ambiente

Intervenendo a un convegno di Assocarboni, il direttore generale del ministero dell'Ambiente Corrado Clini ha posto l'esigenza di rinegoziare l'accordo di burden sharing adottato dall'Unione Europea nel 1998 in ossequio al protocollo di Kyoto. L'attuale accordo, che impegna l'Italia a una riduzione delle emissioni del 6,5 per cento al di sotto dei livelli del 1990 entro il 2008-12, richiede all'Italia sforzi economici massici, forse insostenibili, e soprattutto non tiene conto della "maggiore efficienza raggiunta dai nostri impianti, grazie agli investimenti effettuati negli anni passati". Clini non si è lasciato trarre in inganno dalle sirene del modello tedesco, di cui ci siamo occupati in passato anche su Realismo Energetico, ritenendolo "non compatibile con Kyoto". Infatti i tedeschi, pur contando su un vasto parco rinnovabile, si appoggiano nella produzione elettrica principalmente al carbone e al nucleare. Peraltro, il sistema tedesco soffre di inefficienze e maggiori costi dovute proprio alle rinnovabili. Anziché continuare a baloccarsi con le perline e il binomio propaganda ambientalista / rent seeking rinnovabile, sarebbe utile guardare seriamente agli scenari energetici internazionali e puntare sullo sviluppo tecnologico. Solo così si potranno affrontare, e vincere, le sfide energetica e climatica. Clini è il grillo parlante del ministero dell'Ambiente: chissà se il Pinocchio verde lo ascolterà o lo schiaccerà (si accettano scommesse. Io sono pessimista).

sabato 17 marzo 2007

Riscaldamento globale: il realismo convince

Il pubblico americano ha avuto un'opportunità eccezionale che agli italiani finora non è stata concessa: vedere un sereno e onesto confronto fra i sostenitori di una linea allarmista sul riscaldamento globale e i fautori di un approccio più realista. Prima del dibattito, il 57,3 per cento pensava che il global warming fosse un fenomeno critico, il 29,9 per cento no: al termine, le percentuali si erano rovesciate: 42,22 contro 46,22 per cento. Vorrei sottolineare due fatti. Il primo riguarda uno degli allarmisti, Gavin Schmidt: prima dell'evento, sul suo blog si chiedeva se accettare l'invito non fosse un modo di legittimare i "nemici" (che peraltro, visto il loro curriculum, non hanno bisogno di alcuna legittimazione). Molto triste. Il secondo riguarda invece uno dei realisti, Dick Lindzen, di cui vorrei ricordare sia l'apparizione nel documentario di Channel 4 "The Great Global Warming Swindle", sia il recente IBL Focus sulla religione del clima. Vorrei anche aggiungere che non credo che questo dibattito abbia alcun ruolo o funzione nel determinare la verità scientifica: la scienza, non mi stancherò mai di dirlo, non è un processo democratico. Ma la politica lo è: e la discussione attorno al riscaldamento globale (a proposito: non perdetevi la Guida politicamente scorretta di Chris Horner) richiede che gli elettori / consumatori siano informati.

giovedì 15 marzo 2007

Chi è il più eco-sostenibile del reame?

Per l'ambiente, è meglio l'ibrida-politicamente-corretta o il peggio-simbolo-dell'inquinamento-capitalistico?













Qui la risposta.

Biocarburanti: a che prezzo?

L'ultimo numero di Energy Tribune dedica uno speciale ai biocarburanti: mettendone in discussione l'effettivo contributo energetico, la sostenibilità economica, l'impatto ambientale. C'è anche un mio articolo a proposito della sovrapposizione tra politica energetica e politica agricola. E' un tema fondamentale perché i biocarburanti sono l'ultima frontiera dell' "ecologicamente corretto" e, al tempo stesso, dell'assistenzialismo agricolo.

sabato 10 marzo 2007

Global warming vs. hunger

I critici delle politiche di mitigazione del riscaldamento globale hanno ripetutamente sottolineato come la riduzione delle emissioni conseguita tramite l’aumento della tassazione dell’energia determinerebbe, perlomeno nel breve termine, conseguenze negative sotto il profilo della crescita economica. Peraltro, misure siffatte avrebbero un effetto molto limitato se applicate solo nei Paesi ricchi: se Kyoto fosse applicato alla lettera, la differenza di incremento di temperatura a metà secolo rispetto allo scenario tendenziale sarebbe dell’ordine di 0,1 °C. D’altra parte, se drastici vincoli ai consumi energetici fossero imposti anche ai Paesi poveri si avrebbero conseguenze negative ancora più gravi a causa del rallentamento dello sviluppo. Come noto, la crescita del reddito è correlata al miglioramento delle condizioni di alimentazione e di quelle sanitarie. Con lo sviluppo economico si riduce il tasso di mortalità infantile e si allunga la speranza di vita. Anche un modesto declino (o una mancata crescita) del reddito dei paesi poveri si tradurrebbe quindi in un rilevante impatto negativo.
Un’altra conseguenza inintenzionale delle politiche di riduzione delle emissioni sta emergendo: l’aumento della domanda di carburanti di origine agricola potrebbe far lievitare in misura significativa i prezzi dei prodotti alimentari aggravando così i problemi di malnutrizione nei Paesi più poveri. Non sembra proprio essere un’idea geniale.

Enel-Endesa: l'occasione per privatizzare?

UPDATE: Sullo stesso tema interviene Giampiero Cantoni su Economy.

Ieri sul Foglio ho rilanciato una provocazione di Quotidiano Energia.

lunedì 5 marzo 2007

La lenzuolata: tutto chiacchiere e distintivo

Dire che la montagna ha partorito un topolino sarebbe un delicato eufemismo. La lenzuolata con cui Pierluigi Bersani doveva spezzare le reni alle corporazioni italiane fa un sacco di cose - alcune buone, altre meno - ma certo non liberalizza. L'ultimo Position Paper dell'IBL passa al setaccio il ddl "Bersani 2", evidenziando come solo due articoli - quello sui distributori di benzina e quello sui trasporti - possano essere definiti come "liberalizzatori", ed entrambi presentino luci e ombre. Mentre il primo decreto Bersani conteneva ottimi spunti e rappresentava, pur con alcune incertezze e limiti, un promettente primo passo (vedi qui), e il secondo decreto era sostanzialmente paccottiglia consumerista, questo ddl contiene diversi elementi positivi, soprattutto in tema di semplificazione del rapporto tra cittadino e pubblica amministrazioni, ma, appunto, di liberalizzazioni non c'è neppure l'ombra. Questo, purtroppo, sembra dar ragione a quanti fin dall'inizio avevano accusato il governo di non avere la forza, il coraggio o la volontà di porre mano alle vere rigidità che ingessano l'economia italiana. Noi dell'IBL abbiamo le idee abbastanza chiare su cosa andrebbe fatto: qui si trova la nostra lenzuolata. Sembra che davvero pochi, nell'agone politico, siano disposti a spingersi tanto in là. Eppure, se non si fa questo, quel che resta è solo chiacchiere e distintivo.

PS Francesco Rutelli rilancia sulla separazione proprietaria tra l'Eni e Snam Rete Gas. E' una posizione personale? Rispecchia quella dell'esecutivo? Che ne pensa l'unico-autorizzato-a-parlare?

sabato 3 marzo 2007

Se 4 miliardi vi sembrano pochi

Come se non bastassero i 4 miliardi di risorse pubbliche assorbite ogni anno, Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera, auspica un ulteriore flusso di denaro per il trasporto pubblico locale pari a 500 milioni. Ciò di cui abbisogna il settore in realtà non sono più finanziamenti pubblici ma un processo di liberalizzazione che produca recuperi di efficienza: i costi di produzione del servizio sono oggi pari a tre volte quelli che si registrano in Gran Bretagna. Se lo stesso livello di efficienza fosse raggiunto nel nostro Paese, a parità di risorse pubbliche, l'offerta di servizi potrebbe essere più che triplicata. A parità di servizio offerto, i trasferimenti pubblici verrebbero quasi azzerati.