domenica 29 aprile 2007

A Convenient Fiction

Steven Hayward, curatore dell'Index of Leading Environmental Indicators, ha realizzato un documentario a proposito del film di Al Gore, che dimostra come alla base della propaganda dell'ex vicepresidente americano - o, come piace definirsi a lui, del "former next US president" - stiano affermazione esagerate, semplificazioni, allarmismi ingiustificati. Fortemente raccomandato ai credenti nella religione climatica.

lunedì 23 aprile 2007

Seveso, basta la parola

"Sulla Marca è calato lo spettro di una nuova Seveso". (Il Giornale)
"Il lungo giorno vissuto nell'incubo di una nuova Seveso". (La Stampa)
"L'allarme ha fatto venire alla mente le terrificanti immagini del disastro Seveso, a trentuno anni da quel immane tragedia ambientale". (L'Unità)
"Lì stava scoppiando tutto: temevamo un’altra Seveso" (Corriere della Sera)
Come sempre accade quando si verifica un incidente "chimico", la notizia dell'incendio alla De Longhi di Treviso è andata sulle prime pagine e ha trovato ampio spazio nelle cronache di tutti i giornali.
Questa volta, quasi all'unisono, è comparso il riferimento a Seveso, paradigma del danno ambientale tout-court. Ma chissà quanti fra i lettori sanno davvero cosa è successo 30 anni fa a Seveso. Quanti sanno che non vi fu nessun decesso e che, stando allo studio realizzato dalla Fondazione Lombardia per l'ambiente "Seveso vent'anni dopo: dall'incidente al bosco delle querce", nel decennio successivo all’incidente "in nessuna delle tre zone contaminate la mortalità per cancro risultò differire da quella della popolazione di riferimento" (p. 77) e che in due di esse il rischio relativo risultò inferiore ad 1 (se il rischio relativo è maggiore di 1 il fenomeno in esame è in aumento, se è minore di 1 il fenomeno è in diminuzione).
Più della diossina, a Seveso poté l'allarmismo: vi furono a seguito dell'incidente trenta aborti giustificati dalla paura di possibili malformazioni, nonostante le informazioni scientifiche disponibili consentissero di escludere tale rischio come allora sostenuto dal professor Bompiani e come verificato a posteriori dall’analisi dei feti abortiti.
Già, ma chi lo sa?

venerdì 20 aprile 2007

Cip36 (nel senso di Cip6 al quadrato)

Ieri ho partecipato a un seminario a porte chiuse sulla carbon sequestration. Il relatore ha fornito una serie di dati molto interessanti, ma è giunto a conclusioni economiche e politiche che trovo per nulla condivisibili. In breve, secondo le stime più recenti il sequestro del carbonio farebbe lievitare il costo del kWh a carbone di circa un terzo, e sarebbe competitivo con prezzi della CO2 superiori a 24 euro a tonnellate (se non ricordo male: l'ordine di grandezza è comunque questo). Bene. Poi però lo speaker è partito per la tangente e ha chiesto che queste tecniche vengano rese obbligatorie. A me sembra che tale atteggiamento sia figlio di una mera logica da rent seekers. Anche ammettendo che sia necessario "fare qualcosa" e "farlo subito" contro il riscaldamento globale, non vedo perché per legge si dovrebbe preferire una tecnologia alle altre. Perché mai dovremmo rendere obbligatorio X (sostituite con: carbon sequestration, eolico, solare, ...) dando per scontato che non vi siano soluzioni tecnologiche, esistenti o future, migliori? Più ci penso e più trovo una sola risposta: perchè questo ha poco a che fare con la salvezza del pianeta e molto con l'assalto alla dirigenza dei sussidi. Ieri sono entrato a questo seminario sinceramente interessato e favorevolmente disposto alla carbon sequestration, e ne sono uscito annusando uno sgradevole puzzo di Cip6.

lunedì 16 aprile 2007

Tav: Le ragioni liberali del no

L'ultimo Briefing Paper dell'IBL, "Tav: le ragioni liberali del no", a firma di Andrea Boitani, Marco Ponti e Francesco Ramella fa il punto sulla "questione alta velocità". Finora, infatti, la discussione è stata dominata da posizioni massimaliste e ideologiche: da un lato gli oppositori a oltranza di tutto, dall'altro gli "oppositori degli oppositori". In mezzo, il buonsenso economico.

venerdì 6 aprile 2007

Italia quarta in rinnovabili


Leggo sulla Repubblica: "L'Italia e' al quarto posto nell'Unione europea per la produzione di elettricita' da fonti rinnovabili, mentre la Germania e' in cima alla classifica. E' quanto emerge da una ricerca intitolata "Le fonti rinnovabili per l'energia elettrica in Europa", presentata oggi nel corso di un convegno da Davide Tabarelli, Presidente NE-Nomisma Energia, da Carlo Andrea Bollino, Presidente Gse e da Nando Pasquali, Amministratore Delegato Gse... Lo studio evidenzia che l'aspetto economico, legato agli alti costi delle Fer, non e' oggi l'ostacolo principale. Gli incentivi, stimati nell'Ue-25 in 10 miliardi di euro nel 2005, sono sempre abbondanti, con un'incidenza sui prezzi finali al consumo dell'ordine del 4%, valore che sembra facilmente sostenibile da parte dei consumatori finali... Le potenzialita' dell'Italia non sono sfruttate soprattutto per i ritardi autorizzativi e per i problemi delle reti. Al contrario, il sistema degli incentivi e' particolarmente generoso: il prezzo dei certificati verdi ha raggiunto i 125,28 euro/MWh nel 2006, valore a cui va sommato il prezzo di cessione dell'energia elettrica sul mercato, dove i prezzi sono anche qui molto alti, superiori a 70 euro/MW. Ne risulta un'incentivazione prossima ai 200 euro/MWh, valore di gran lunga superiore rispetto a quello prevalente nel resto d'Europa, anche tenendo conto della diversa durata dell'incentivo". Traduco: l'Italia è, in Europa, il paese che impegna le maggiori risorse a favore dei rent seekers rinnovabili. L'Italia è anche il paese in Europa dove il costo dell'energia è maggiore. Il potenziale di rent seeking non è sfruttato al massimo solo grazie (ripeto: grazie, per una volta) alle nostre inefficienze burocratiche e amministrative. A questo punto, mi chiedo che senso abbia invocare ulteriori sussidi, regole, vincoli. Il punto è che, al netto degli assurdi obiettivi fissati dal Consiglio europeo (la loro assurdità emergerà, nei prossimi anni, man mano che ci renderemo conto di quanto tali target siano al tempo stesso irraggiungibili e costosissimi), noi abbiamo già dato.

giovedì 5 aprile 2007

Rie: Elettricità, oneri e balzelli fanno un terzo della bolletta

Un dettagliato articolo di Gian Paolo Repetto e Daniela Vazio del Rie, pubblicato sull'ultimo numero della rivista Energia, rivela che gli oneri generali del sistema e quelli aggiuntivi raggiungono ormai un'incidenza del 17 per cento sulla bolletta ante imposte, pari al 14 per cento al lordo. A questo va aggiunta l'Iva (10 per cento), le imposte erariali e le addizionali comunali e provinciali. In breve: circa un terzo di quel che paghiamo non ha nulla a che vedere col processo di generazione, trasmissione, distribuzione e vendita dell'energia elettrica. In particolare, un cliente vincolato paga oggi, al netto delle imposte, circa 13,19 centesimi per kWh: 2,25 sono oneri di sistema o aggiuntivi. Di questi, 1 centesimo rientra nella voce A3, "promozione produzione da fonti rinnovabili e altri oneri connessi".

martedì 3 aprile 2007

Al Gore sfidato

Il think tank americano Heartland Institute ha ripreso oggi, grazie a un box pubblicitario sui maggiori quotidiani internazionali, la sfida che Lord Monckton of Brenchley ha rivolto all'ex vicepresidente americano Al Gore: partecipare a un dibattito a tutto campo sul riscaldamento globale. In passato, Gore ha rifiutato simili inviti a discutere. Monckton, come Gore, non è nè un economista nè uno scienziato: è un politico che ha seguito attentamente il confronto tra i fautori delle tesi allarmiste e realiste, e ha trovato queste ultime più convincenti. Al contrario di Gore, il quale afferma che sarebbero inconsistenti. Ma se le cose stanno davvero così, si chiede Joe Bast, perché Gore non accetta la sfida? "Forse perché non c'è alcun consenso scientifico sulle cause o gli effetti del riscaldamento globale? O perché un crescente numero di esperti ritiene che dovremmo investire nell'adattamento al riscaldamento globale - che esso sia naturale o antropogenico - anziché spendere centinaia di miliardi di dollari nel tentativo di stabilizzare o ridurre le emissioni di gas serra?".