martedì 25 settembre 2007

Gli scienziati rispondono a Mussi

Al Signor Ministro dell'Università e della Ricerca

Signor Ministro,La ringraziamo sentitamente per la cortese e sollecita risposta.Siamo confortati nel sapere da Lei che il Ministero non ha partecipato ad alcuna fase preparatoria della Conferenza sui Cambiamenti Climatici. È, infatti, il mancato rigore scientifico di tale Conferenza che suscita in noi lo sdegno che Le abbiamo manifestato.Per quanto riguarda il tema centrale della Sua risposta, in verità, esso ci coglie di sorpresa. Nella nostra lettera, si intendeva esemplificare come l’assenza di un dibattito preliminare sui presupposti e sui contenuti delle comunicazioni presentate inficiasse il rigore scientifico della conferenza, minandone così l’autorevolezza dei risultati. Ben lungi da noi era l’intenzione di sostenere, in una lettera a Lei indirizzata, una tesi o un’altra. Ebbene, viste le successive polemiche riportate dagli organi d’informazione, siamo stati dei facili profeti. Sentiamo sollievo, quindi, nel sapere che le critiche non possono toccare direttamente il Suo Dicastero, mentre ribadiamo che, la presenza di veri esperti di variazioni climatiche, con la loro responsabilità di trasferire i saperi alle nuove generazioni, avrebbe garantito miglior sorte alla Conferenza stessa.Il Suo interrogativo (“Tutto sbagliato?”), infine, ispira in noi una rinnovata spinta che ci muove, al di là del nostro doveroso assenso, a rispondere nelle modalità che Ella riterrà più opportuno. Come afferma Cartesio, infatti, il dubbio è l’inizio della Sapienza. Abbiamo anche la speranza che questo dialogo cosi’ accidentalmente prodotto aiuti a trovare un giusto equilibrio fra chi produce conoscenza e chi la deve utilizzare per il bene del Paese fra la Comunità Scientifica tutta ed il Governo nelle sue articolazioni (nazionale, regionali e locali). Troppe volte si verifica infatti che decisioni importanti vengano prese senza il doveroso coinvolgimento e la corretta consultazione di chi produce ricerca e cura la trasmissione della conoscenza .Precisiamo infine che siamo la totalità e non un gruppo degli ordinari del settore scientifico disciplinare FIS06.In attesa di Sue indicazioni su come attuare l’invito alla auspicata discussione Le porgiamo i nostri rispettosi saluti.

Franco Prodi (decano)
Paolo Gasparini
Arnaldo Longhetto
Domenico Patella
Renato Santangelo
Antonio Speranza
Alfonso Sutera
Paolo Trivero
Umberto Villante
Guido Visconti

20 Settembre 2007

domenica 23 settembre 2007

Noto: i Sì-Triv fanno outing

Ricevo e volentieri pubblico.

COMUNICATO STAMPA : “ NASCE IL COMITATO PER IL Sì”

In relazione alla questione delle trivellazioni nel Val di Noto,
alcuni cittadini del sud-est della Sicilia e della città Noto si mettono
insieme per dare vita ad un comitato per dire SI alla valorizzazione
delle riserve di gas-metano del sottosuolo del proprio territorio.

PERCHE’ SIAMO PER IL SI’

I sottoscritti cittadini, ai quali interessa lo sviluppo economico,
sociale, culturale, agricolo,turistico, di questa terra Patrimonio
Culturale dell’Umanità, nella consapevolezza che tale sviluppo può
essere garantito, assicurato e governato da una politica che tenga
conto di tutte le opportunità che il territorio offre e presenta, nel
rispetto della storia, della tradizione, della cultura delle
popolazioni che vi abitano, in relazione alla vicenda conosciuta come
“Trivellazioni nel Val di Noto” dichiarano quanto segue:
a) L’affermazione che “l’estrazione di gas è incompatibile con le
attività economiche e produttive legate all’agricoltura e al turismo”
trova una colossale smentita in 50 anni di attività estrattiva dal
sottosuolo ibleo unitamente allo sviluppo dell’agricoltura, della
zootecnia, del turismo e del commercio in tutta la provincia di Ragusa;
b) L’affermazione secondo la quale “le zone dove sono previste le
perforazioni ricadono in aree di interesse naturalistico, archeologico,
paesaggistico” è palesemente falsa e non risponde alla verità dei fatti
come è dimostrato da tutta la documentazione a disposizione delle
amministrazioni comunali, provinciali e regionale;
c) È frutto di irresponsabilità politica e di scarsa lungimiranza
pensare al futuro di un territorio e delle sue popolazioni
inchiodandole ad una sola filiera di sviluppo economico;
Siamo cittadini che pur con storie, provenienze ed appartenenze
diverse, sono uniti dal comune attaccamento a questa terra e per la
quale, in epoche non sospette , si sono battuti contro insediamenti
industriali (vedi ISAB) che, quelli sì, minacciavano l’ambiente e il
territorio. Siamo cittadini che in tutti questi anni si sono battuti o
hanno lavorato per la valorizzazione culturale e artistica del
territorio, promuovendo l’azione per l’inserimento di Noto nella lista
del Patrimonio UNESCO (27 dicembre 1982 viene redatto un appello
rivolto a tutte le “Organizzazioni, Enti, Università, autorità
comunali, provinciali regionali e nazionali , all’organizzazione delle
nazioni unite e a tutta la stampa nazionale ed internazionale” per l’
inserimento del “centro settecentesco della città di Noto” fra il
Patrimonio dell’Umanità. Estensori e primi firmatari dell’appello
erano: Gigi Di Blasi, l’arch. Pagnano e C. Salemi ; 1995 l’Amm. Leone
avvia l’istruttoria per l’inserimento della città di Noto tra il
Patrimonio dell’Umanità). Abbiamo come si suol dire “le carte in
regola” per dire sì alle trivellazioni senza, per questo essere
accusati, di “subalternità”, di “compiacenza” o di scarsa sensibilità
culturale.
Con la nostra azione vogliamo far sentire a tutti gli amministratori,
a chi ci governa a livello locale, provinciale, regionale ed anche
nazionale che in questa terra c’è ancora spazio per la ragionevolezza e
il buon senso, sia rispetto alle trivellazioni, così come rispetto ad
altre iniziative economiche o infrastrutturali. Di fronte alle
opportunità offerte dalla modernità è sciocco ed anacronistico
chiudersi in no preconcetti. I fenomeni sociali ed economici, tutti i
fenomeni, non vanno demonizzati, ma governati con una azione politica
votata al bene comune.
Vogliamo sperare la logica del “NO”, per affermare invece quella del
“SI”, contro gli anatemi, gli insulti, gli allarmismi, le paure
ingiustificate e tutti gli opportunismi politici.
Riteniamo che quella delle “trivellazioni nel Val di Noto” è un’altra
occasione di sviluppo, che si presenta e che rischiamo di perdere per
la grave miopia politica di chi ci amministra e per il pregiudizio
ideologico di alcune minoranze fondamentaliste.
Quella delle trivellazioni può e deve essere l’occasione per
ridiscutere in termini economici e di benefici le ricadute che tutto
il territorio e le popolazioni interessate possono e devono avere.
La nostra azione vuole essere di aiuto a quanti amministratori,
politici locali e regionali si accingono a prendere decisioni per il
futuro della nostra terra mossi, magari, solo dalla paura di perdere
qualche consenso elettorale.
Per queste ragioni ci costituiamo come “Comitato per il Sì” e per
essere anche strumento di informazione nei confronti dell’ opinione
pubblica locale, regionale e nazionale .
Obiettivi principali del Comitato sono:
1. Salvaguardare, coordinare e stimolare l’azione degli organi
competenti volta alla protezione dell’ambiente. Attuare la pretesa
formale dei massimi standards di sicurezza durante le operazioni di
trivellazione ed eventuale produzione.
2. Avere un costante dialogo con le compagnie che opereranno nel
territorio, al fine di determinare un assoluto potere di controllo
sulla scelta dei siti individuati per le perforazioni e sugli obiettivi
minerari che dovranno essere perfettamente descritti negli atti
amministrativi e progettuali. In particolare la specifica disponibilità
del Comitato è rivolta ad accettare pozzi realizzati su siti esterni al
centro abitato, in area agricola priva di vincoli urbanistici e non
specificatamente inserita in un contesto di pregio ambientale o
paesaggistico
3. Avviare una forte azione politica nei confronti degli organi
regionali allo scopo di ottenere un incremento delle royalties definite
nella L.R. 14/2000.
4. Acquisire una forza contrattuale nei confronti delle compagnie
operanti con lo scopo di convergere alla stesura di dettagliati
Protocolli di Intesa che abbiano l’obiettivo di ottimizzare la presenza
dell’investimento nel territorio.
5. Obiettivo prioritario sarà anche la contrattazione per un prezzo
inferiore sull’erogazione e distribuzione del gas-metano alla città.


Per informazioni: comitato.si@tiscali.it

venerdì 21 settembre 2007

mercoledì 19 settembre 2007

Mussi: la scienza è roba da governi, non da scienziati

Il ministro dell'Università Fabio Mussi ha risposto in modo sorprendente alla protesta dei climatologi contro la Conferenza nazionale sul clima:

Mi confesso un po' sorpreso dell'assunto centrale della Vostra missiva, che
cioè cambiamenti climatici irreversibili non siano "discernibili e certi". Forse
la chiave è quell'"irreversibili". Ma, seguendo da profano la letteratura
mondiale, mi pare che sia ormai larghissimamente condivisa la valutazione degli
effetti delle attività umane (dopo due secoli di industrialismo) sull'ambiente,
e i conseguenti cambiamenti climatici... Ormai anche i governi più restii a
riconoscere il fatto
(come quello degli Stati Uniti e della Cina,
come ho potuto constatare con il mio omologo cinese venerdì scorso) danno
credito all'allarme.
E' incredibile che il ministro dell'Università rimproveri agli scienziati di avere posizioni non condivise dai governi; come se le posizioni dei governi avessero tutto a che fare con la scienza e nulla a che vedere con la politica. Libertà (scientifica) vo cercando.

UPDATE: Franco Prodi ha reso pubblico il testo della lettera inviata a Mussi:

Al Signor Ministro dell'Università e della Ricerca
Signor Ministro,

i Sottoscritti sono tutti i Professori Ordinari del Settore
Scientifico Disciplinare FIS/06, FISICA DELLA TERRA, DEL MEZZO CIRCUMTERRESTRE E
DEL CLIMA.
Siamo venuti a conoscenza dagli organi di stampa che il
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha convocato
una Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici.
Essendo il Clima il tema
specifico della conferenza ci si chiede come sia possibile che nessuno fra i
sottoscritti abbia partecipato ad alcuna fase preparatoria, di gestazione e
formulazione del programma della conferenza. Probabilmente, il Ministero, di cui
Ella è il responsabile, non è stato consultato dal dicastero in questione, forse
a timore che qualche dissenso da parte dei Suoi esperti potesse turbare il
dichiarato presupposto della Conferenza: che cambiamenti climatici irreversibili
siano già discernibili e certi. In caso contrario, ci si chiede di quali esperti
il nostro Ministero si sia avvalso in modo da poter valutare, con i criteri
oggettivi che Ella tanto giustamente propugna, sia a livello nazionale che
internazionale, le credenziali scientifiche che essi vantano a giustificazione
della nostra esclusione. Ciò anche per evitare gli incresciosi episodi di cui
sono macchiati precedenti Governi per alcune nomine ai vertici di Enti di
Ricerca.
Per quello che ci riguarda Le comunichiamo che noi
disconosciamo qualunque valore scientifico alla conferenza in oggetto, così come
faremmo per qualunque altra iniziativa che non presupponesse un vaglio anonimo,
fatto da "pari", dei risultati presentati.
Sicuri come siamo che
qualsiasi verità scientifica è quella che sopravvive ai Governi, ai clamori
degli organi d'informazione, alle vanità dei singoli e ai preconcetti della
moltitudine, confidiamo che Ella, come responsabile politico dei nostri Saperi e
della loro diffusione tra le future generazioni, voglia rendere noto ai suoi
illustri Colleghi del Governo il dissenso qui manifestato.
Visto
tuttavia il clamore nazionale, e ahinoi internazionale, che tale Conferenza ha
suscitato, ci riserviamo di far pervenire il nostro dissenso ai nostri Colleghi
e tramite gli organi di stampa ai cittadini dei quali si sono, così
generosamente, usate le finanze.

Franco Prodi (decano) Paolo Gasparini Arnaldo Longhetto Domenico
Patella Renato Santangelo Antonio Speranza Alfonso Sutera Paolo Trivero Umberto
Villante Guido Visconti

lunedì 17 settembre 2007

Prodi ministro dell'Ambiente subito!

Franco Prodi, che tutti hanno descritto come fratello del premier ma che è soprattutto climatologo e direttore dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Cnr, dovrebbe fare il ministro dell'Ambiente. La sua polemica coi ministri Mussi e Pecoraro Scanio dimostra che, parentele a parte, è uno scienziato serio. Il suo argomento è molto semplice: non si può organizzare una Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici senza coinvolgere, se non marginalmente e nei suoi esponenti più "collaborazionisti", la comunità scientifica. Il problema non è solo la divulgazione di dati campati in aria - come quello, clamoroso, sul riscaldamento 4 volte più veloce in Italia che nel resto del mondo, che anche noi, pur non essendo climatologi, avevamo denunciato immediatamente - ma l'approccio nei confronti dei dati.

Perché dico che Prodi sarebbe un buon ministro dell'Ambiente? Perché dimostra di aver una visione autenticamente scientifica nella questione. Egli, pur essendo (mi pare di capire) fautore di qualche forma di intervento sotto l'ombrello del principio di precauzione, non si nasconde che vi sono enormi dubbi, incertezze e spazi oscuri che la scienza ha il compito di approfondire, capire, spiegare. Negare l'esistenza di dubbi, come ha fatto Angelo Bonelli invitando addirittura a isolare i negazionisti (che, suppongo, sarebbero gente come noi dell'IBL), significa anche delegittimare la ricerca scientifica. Prodi questo non lo farebbe.

Ciò non significa che noi non saremmo critici. Probabilmente lo saremmo. Ma lo saremmo sulla base del mutuo rispetto e della condivisione di alcuni punti fondamentali.

PS Interessante questo dibattito su Radio 24 (qui l'audio), a cui Prodi interviene assieme a Franco Battaglia, Gianni Mattioli e Maurizio Martellini.

giovedì 13 settembre 2007

Prima di parlare, documentarsi

Ricevo e volentieri pubblico dal prof. Ernesto Pedrocchi:

In merito alle affermazioni del ministro Pecoraro Scanio sul riscaldamento in Italia mi permetto segnalare che

(1) E’ risaputo che i cambiamenti climatici non sono uniformi sulla superficie terrestre. Il riscaldamento attuale è più marcato sulle regioni artiche e sul bacino del Mediterraneo, di cui l’Italia fa parte. L’Antartide praticamente non rileva cambiamenti.
(2) Il fatto che una regione evidenzi un maggior riscaldamento non è collegato con le emissioni antropiche di CO2 della regione, altrimenti dovremmo incolpare gli inuit del riscaldamento sulle regioni artiche. Il fenomeno del riscaldamento globale è molto complesso con interazione tra fenomeni diversi in luoghi diversi e con risultati di difficile interpretazione.
(3) Indubbiamente l’Italia e l’Europa occidentale, regioni molto industrializzate e con densità abitative elevate, costituiscono delle grandi “isole di calore” ovvero delle aree in cui c’è localmente una significativa immissione di calore nell’atmosfera a causa delle attività antropiche. E’ quindi naturale che si rilevi in Italia un maggior aumento rispetto al valore medio mondiale, ma questo non è legato al cambiamento climatico globale per la cui rilevazione si deve appunto depurare il dato di temperatura per l’effetto isola di calore.
(4) La non uniformità del riscaldamento potrebbe essere un indice che anche il riscaldamento globale (quello rilevato correttamente circa 0,6°C nell’ultimo secolo) non è strettamente legato all’aumento di concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera che è invece abbastanza uniforme.

In sintesi mi sembra che le affermazioni del ministro dimostrino solo la sua scarsa conoscenza del fenomeno.

Dedicato ai catastrofisti del clima

Geniale Andrea Marcenaro dal Foglio ieri:

Riscaldamento globale. Foto e testimonianze dei lettori di Repubblica.it per raccontare un’Italia senza più stagioni. Il signor Duccio ha visto un geco a Milano. Questo lo ha agitato moltissimo perché li aveva sempre visti in Grecia. Il signor Antonio si è molto preoccupato perché gli è sembrato di notare che i temporali, a Cosenza, non arrivino più da ovest ma da est. Piogge d’oriente, le ha giustamente battezzate Repubblica. Gianvito Linfozzi, che abita nella pianura padana, è rimasto di sasso, andato in ferie quindici giorni, quando al rientro ha trovato i pesci rossi della vasca praticamente bolliti. Poi c’è Mario. E non c’è verso. Tutti gli anni, a ogni metà di marzo che il buon Dio manda in terra, Mario va a vedere la migrazione dei rospi al lago di Monticolo, nei pressi di Bolzano. Riscaldamento globale ha voluto che quest’anno fossero ancora girini. E Lorenzo, di Padova, racconta come le rondini, da lui, arrivino di solito a primavera e se ne vadano a settembre. “Quest’anno, invece, sono arrivate a metà maggio e il 31 agosto sono ripartite”. Cioè, arrivate come al solito e ripartite un giorno prima. Ma non si chiamavano partenze intelligenti?

sabato 8 settembre 2007

Contabilità che?

Un paio di giorni fa il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge delega che obbliga tutte le amministrazioni pubbliche ad affiancare, ai consueti documenti contabili, anche la "contabilità ambientale" (qui il resoconto, qui il ddl). La relazione illustrativa spiega che "la crescente attenzione, nazionale ed internazionale, per le problematiche connesse alla sostenibilità ambientale delle politiche nazionali, ha rivelato la necessità di un'integrazione e di una riforma dei principali indicatori economici e degli strumenti di finanza pubblica". Il sistema che viene suggerito, e la cui definizione è demandata a una serie di decreti di cinque ministeri diversi (Economia, Ambiente, Sviluppo economico, Riforme, Affari regionali), dovrebbe fungere da "integrazione degli atti di programmazione economico-finanziaria e di bilancio... con lo scopo di garantire la piena conoscibilità delle scelte di governo e delle ricadute a carattere ambientale di quest'ultime".

Premetto che non capisco bene a cosa serva tutto ciò, nel senso che non è chiaro quale uso si debba fare della rendicontazione ambientale una volta che essa sia stata preparata ed affiancata a tutte le altre carte che devono accompagnare l'iter di una qualunque policy. Quel che pare di capire, invece, è che si tratti di un dazio pagato al partito dei Verdi il quale spera così - se mi è consentita una traduzione in italiano corrente - di rendere più onerosa, sia nella fase di pianificazione sia in quella di attuazione, l'implementazione di qualunque decisione politica, con particolare riferimento alle decisioni "strategiche" (si chiamano così, credo) in materia infrastrutturale. Il problema è che, in un contesto ingarbugliato e confuso come quello italiano, qualunque decisione è una decisione politica. L'autorizzazione alla costruzione di un'opera di dimensioni anche ridotte (dal pollaio al rigassificatore) lascia, ben al di là dei requisiti tecnici già stringenti, un ampio margine di arbitrarietà politica che, generalmente, agisce come un freno alle innovazioni e ai cambiamenti.

C'è anche un problema sostanziale: come è possibile calcolare i costi "ambientali" di un provvedimento se questo interviene su settori dove mercato e proprietà privata non esistono? La stima dei costi prevede anche un sistema dei prezzi, ma un prezzo richiede la libera interazione tra proprietari. Che fare, quando di mezzo vi sono aree - per esempio le proprietà demaniali - dove non esistono proprietari che possano interagire? Facciamo un caso: un comune intende costruire un parcheggio al posto di una spiaggia, o vuole abbattere un albero per far spazio al marciapiede ai bordi di una strada. Come si fa a determinare il valore della spiaggia o dell'albero versus il valore del parcheggio o del marciapiede, in assenza di un meccanismo che consenta alle preferenze soggettive di utenti e proprietari di manifestarsi? In che modo stabilire se deve prevalere il mio diritto di parcheggiare o il tuo di sdraiarti al sole, il mio di passeggiare senza essere investito o il tuo di sonnecchiare all'ombra delle fronde?

Ma c'è anche un altro aspetto, per così dire, di reciprocità: nel momento in cui viene introdotta la contabilità ambientale per i provvedimenti (passatemi il termine) economici, perché a nessuno salta per il capo di richiedere anche la contabilità economica dei provvedimenti ambientali? L'istituzione di un parco nazionale o di un sistema di scambio delle quote di emissione comporta un costo, e non trascurabile, per chi viene (parzialmente) espropriato nell'uso che può fare dei suoi terreni o di chi emette gas serra. Poiché questo costo non è giustificato da altro che dall'arbitrio dello Stato, in un paese che voglia aspirare al minimo sindacale di civiltà esisterebbero delle forme di compensazione che in Italia non ci sono e nessuno propone (non la sinistra e neppure la destra, come dimostra la storia e il progressivo allargamento del diritto di esproprio tracciata da Silvio Boccalatte ne La proprietà e la legge, lettura ad alto tasso di incazzatura).

La contabilità ambientale, per come si configura, è il cavallo di Troia di chi vuole restringere le libertà economiche in un paese che nessuna ha mai accusato di estremismo in questo campo. E il passo dalla contabilità ambientale alle tasse ambientale è men che breve; automatico.

lunedì 3 settembre 2007

Le notorie scempiaggini di Mario Tozzi

Oggi La Stampa pubblica una mia lettera che fa seguito a un articolo di Mario Tozzi, il quale se la prendeva coi texani cercatori di gas in quel di Noto e s'accodava alle notorie scempiaggini. Tozzi mi degna anche di una sua risposta, che forse sarebbe stata più efficace se l'avesse letta, la mia lettera.

PS Se da queste parti passa qualcuno degli amici dell'Aspo, mi piacerebbe sentire il loro commento sulla definizione che Tozzi dà di picco del petrolio, e cioè "il momento in cui costerà troppo" (rispetto a cosa?).

Ho letto con un certo stupore l'intervento di Mario Tozzi sul rischio che Noto sia "svenduta per quattro soldi". Nello stesso pezzo, Tozzi scrive a poche righe di distanza prima che "nessuna attività industriale è remunerativa come l'estrazione e il commercio di idrocarburi" e poi che "lo sviluppo legato ai combustibili fossili ha il fiato corto". Prima che "l'impatto ambientale [è] praticamente assente", e poi che non ha "senso trasformare l'economia di una regione a vocazione eminentemente turistica e agricola ". Soprattutto, egli non pare rendersi conto che la ricerca e l'estrazione di gas in Sicilia (non dovrebbe, Tozzi, temere il petrolio: già l'hanno cercato e dove stava l'hanno trovato, in Val di Noto neppure una goccia) non necessariamente escludono lo sviluppo turistico e agricolo. Forse glielo spiegherà Tozzi, a quelli di Marina di Ravenna, o a quelli del parco del Ticino, che loro a causa del petrolio hanno dovuto abbandonare la vocazione turistica o agricola, perché finora non sembrano essersene accorti. - Carlo Stagnaro

Molta confusione nelle parole del signor Stagnaro, cui non giova mette­re insieme virgolettati legati a frasi e concetti diversi. Lo sviluppo legato ai combustibili fossili ha il fiato corto perché si sta per raggiungere il cosid­detto picco del petrolio, cioè il mo­mento in cui costerà troppo (ultime stime: 2011), ma ciò non toglie che questo settore renda economicamen­te - a chi lo sfrutta, cioè alle corpora­tion, non ai cittadini - ancora più di ogni altro. L'impatto ambientale del­la prospezione è assente, non quello della eventuale produzione che, co­me dimostra la Lucania, è tutt'altro che irrilevante. Per conoscenza del si­gnor Stagnaro, in Val di Noto si cerca ancora petrolio le non solo da parte delle compagnie di cui si parla oggi!. Per quanto riguarda Ravenna, poi, sarebbe opportuno informarsi sul fat­to che quella zona d'Italia è sprofon­data di oltre un metro negli ultimi anni (il fenomeno si chiama subsi­denza) a causa dell'emungimento di gas dal sottosuolo e nessuno ne è par­ticolarmente contento. L'estrazione del gas nell'area del parco del Ticino è infine talmente trascurabile da non essere menzionata in nessun re­soconto serio. - Mario Tozzi