sabato 26 gennaio 2008

Un deludente "viaggio al centro dello smog"

Come ogni anno, Legambiente ha dato i voti alle città italiane per la qualità dell'aria che si respira. La maglia nera spetta a Torino. I dati utilizzati, secondo Daniele Grechi dell'ARPAT Toscana, non sono poi così affidabili. Dal comune di Torino precisano che le cose non vanno poi così male. E La Stampa manda un cronista sul posto. L'articolo si apre all'insegna dell'allarmismo: si parla di "epicentro dei veleni", "disfatta ambientale", "allarme ecologico", "luogo più inquinato d'Italia", "stimmate della via più inquinata d’Italia", "traffico mefitico". Ma poi, arrivato sul posto, il giornalista prova forse una qualche delusione. La realtà è un po' diversa dallo schema che si era prefigurato. Chi abita in periferia di Torino non sembra affatto allarmato e i più anziani sono consapevoli che oggi le cose vanno molto meglio che in passato.
«Forse bisogna leggere con più attenzione i dati» dice uno; una ragazza: «Guardi me lo dice lei che l’aria è pessima. Non me n’ero mai accorta. Anzi, io prima lavoravo a Porta Palazzo e dovevo lavarmi i capelli tutti i giorni sennò diventavano uno schifo. Qui è persino meglio. Posso lavarmeli un giorno ogni due». Un altro spiega che: «Abbiamo lavorato in fabbriche che erano un inferno, anche peggio di queste strade». E, alla fine del pezzo, il cronista sembra riconoscere che i problemi di "vivibilità" sembrano essere ben altri: lo spaccio, le prostitute che arrivano ogni notte e la microcriminalità.

giovedì 24 gennaio 2008

Il mistero della direttiva fantasma

BREAKING NEWS: La direttiva è finalmente riemersa.

UPDATE: Oggi pomeriggio ne parlo a Radiocity.

Ieri la Commissione Europea ha lanciato un pacchetto di direttive che dovrebbe tracciare la strada dell'Unione per raggiungere i mitici (e irraggiungibili) obiettivi del 20-20-20. Sul sito della Commissione, però, non v'è traccia della direttiva che dovrebbe riformare il mercato delle quote di emissione, di cui pure erano in passato circolate delle bozze. Persone bene informate mi dicono che la direttiva sia stata, invero, pubblicata, ma che poi - a causa della valanga di contestazioni - sia stata candidamente rimossa dal sito. Quindi, la direttiva c'è ma non si vede. Chi la trova, batta un colpo.

PS A futura memoria, ecco come si presenta oggi il sito:

martedì 22 gennaio 2008

Liveblogging from Bologna

Ore 11,53
Nel Regno Unito, paese di liberalizzazione relativamente antica, non solo la percentuale di switch è molto più alta, ma il risparmio è dell'ordine del 14 per cento, ben superiore al 2 per cento circa italiano. In Francia, surprise surprise, lo switch è pari allo 0,02 per cento. In Spagna la percentuale di switch è relativamente alta, 9 per cento, ma si osserva una tendenza al ritorno verso il mercato vincolato.

Ore 11,48
Sul prezzo pagato da una famiglia media, pesa per oltre il 60 per cento il mix di combustibili. Quindi la competizione nella fase a monte è essenziale. Ne deduco quel che noi dell'IBL diciamo da tempo: che la liberalizzazione non può funzionare bene se non si rimuovono le discriminazioni fiscali, regolatorie e normative tra i combustibili. Solo in un regime del genere le imprese potranno comporre diversi portafogli di centrali, competitivi tra di loro.

Ore 11,37
Daniela Vazio sottolinea che l'indagine ha riguardato il 99 per cento dei clienti e il 44 per cento dei consumi. Tuttavia all'interno di queste categorie la quota di mercato contendibile è limitata dall'esistenza della fascia sociale, la cui definizione si sta spostando dai consumi al reddito. Il mercato contendibile è dunque del 30 per cento dei consumi: se si riferisce a questo perimetro, le famiglie che hanno switchato sono il 2,2 per cento.

Ore 11,30
Tutti i quattro gruppi sono disposti a pagare di più per le energie rinnovabili. Put your money where your mouth is.

Ore 11,29
Tra chi ha switchato, invece, le aspettative sugli sconti sono assai più moderate, segno che c'è una maggiore concretezza dovuta, probabilmente, anche al maggior livello di informazione.

Ore 11,26
Perché sarebbero disposti a cambiare? La risposta è quasi univoca: per il fattore prezzo, se gli sconti saranno sufficienti. Un terzo delle famiglie chiedono un risparmio addirittura del 50 per cento. La fascia che va dagli indecisi a quelli che sono disposti si attendono un risparmio del 15-30 per cento. Lo stesso vale per le imprese.

Ore 11,24
Le imprese e famiglie che non hanno cambiato fornitore si dichiarano soddisfatte dell'attuale fornitore, che ritengono buono ed efficiente. Tra le famiglie no-swithc, il 42 per cento non è intenzionato a cambiare, il 16 per cento no, gli altri potenzialmente. Tra le imprese della stessa categoria, tali scelte vengono compiute rispettivamente dal 38 per cento, 13 per cento e 49 per cento.

Ore 11,19
Il principale canale di informazione tra le famiglie è la pubblicità (tra coloro che non hanno switchato), mentre tra quelli che lo hanno fatto prevalgono i contatti diretti. Lo stesso vale per le imprese. Tutti i gruppi sondati giudicano abbastanza positivamente le offerte ma si attendono un ulteriore risparmio nel futuro.

Ore 11,16
Primo risultato dell'indagine: solo l'1,8 per cento delle famiglie (su un campione di 800) ha switchato, mentre tra le imprese (campione di 600) lo hanno fatto il 19 per cento, avendone però la possibilità dal 2004. Tra le famiglie che non hanno cambiato gestore, il 40 per cento non era a conoscenza di poterlo fare.

Ore 11,13
Renzo Capra non può partecipare "per la nebbia". Un maligno si chiede se sia la nebbia atmosferica o quella societaria ;-).

Ore 11,12
L'apertura del mercato si incrocia con un periodo di grande crescita dei prezzi del petrolio, che raggiungono i 100 dollari, e la revisione delle tariffe sociali. I temi, dunque, sono: (1) effettiva consistenza del mercato; (2) le politiche commerciali delle imprese; (3) impatti regolatori; (4) implicazioni sulla struttura del sistema.

Ore 11,09
Sempre Clò: il fattore tempo è essenziale per capire il comportamento dei consumatori. L'indagine, svolta negli ultimi mesi del 2007, soffre di questa limitazione, ma è comunque indicativa per evidenziare il rapporto tra aspettative ed esperienza. Conta anche, prosegue Clò, l'effettiva determinazione delle imprese a farsi concorrenza, che finora non si è manifestata in iniziative particolarmente aggressive.

Ore 11,05
Clò ricorda che le varie tappe sono state caricate di aspettative esagerate. Mi trovo completamente d'accordo, nel senso che la visione mitologica delle liberalizzazioni può aver semplificato il processo nell'immediato, ma poi ha sistematicamente generato disillusione e scetticismo. Clò aggiunge che lo stesso vale per l'apertura completa del mercato il 1 luglio 2007. Da qui nasce l'indagine Rie-GmprGroup sulla percezione che i consumatori, famiglie e piccole imprese, avevano sull'apertura del mercato.

Ore 11
E' appena iniziato con nordica puntualità (provate ad andare a un convegno a Roma e capirete a cosa mi riferisco) il workshop del Rie sulla "Liberalizzazione del mercato elettrico italiano e comportamento dei consumatori". Alberto Clò, aprendo i lavori, sta ricordando le principali tappe del lungo, difficoltoso e ancora non ultimato processo di liberalizzazione dell'elettricità in Italia.

mercoledì 16 gennaio 2008

Go Freeman Go

Splendido intervento di Freeman Dyson sulla Stampa.

sabato 12 gennaio 2008

Uh-oh... Mi è semblato di vedele un biocalbulante

Una coalizione composta da alcune tra le maggiori associazioni ambientaliste europee ha scritto al commissario per l'Energia Piebalgs e, per conoscenza, ai commissari Dimas (Ambiente), Michel (Sviluppo) e Fischer Boel (Agricoltura). Il testo della lettera, che è disponibile qua sotto, esprime una serie di preoccupazioni per l'impatto che potrebbe avere, sugli ecosistemi europei, il raggiungimento dell'obiettivo del 10 per cento di biocarburanti. Noi dell'IBL queste cose le avevamo dette in tempi non sospetti, quando ancora il grosso dei movimenti verdi era ferocemente favorevole a ogni forma di obbligo. Cosa è cambiato? Non ditemi che sono usciti degli studi: gli studi erano disponibili da anni. Gran parte delle perplessità ambientali erano state esposte, nel 2004, in un rapporto dell'Agenzia Europea dell'Ambiente. Nel 2002, uno studio dell'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (allora presieduta da Renato Angelo Ricci) avvertica dei problemi dei biocarburanti. Non sono le nuove conoscenze ad aver fatto cambiare idea agli ecologisti. La scienza non c'entra. C'entra, come sempre, la politica. Tra il 2005 e il 2006, arriva a piena maturazione la (folle) politica americana di incentivazione dei biocarburanti, che alla Casa Bianca serve per garantire alla potente lobby agricola che i sussidi non verranno meno. Gli ecologisti ragionano in modo semplice: Bush è il male; Bush vuole i biocarburanti; quindi i biocarburanti sono il male.

Commissioner Piebalgs
CC Commissioner Dimas
Commissioner Michel
Commissioner Fischer Boel

Wednesday 9 January 2008

Dear Commissioner Piebalgs,

Directive on the promotion of the use of renewable energy sources

We are writing to express our urgent concerns about the Commission proposals which aim to regulate the production and use of biofuels in the forthcoming Directive on the promotion of renewable energy sources. We understand that the final proposal will be published in January and urge you to introduce substantial improvements to the draft copy now circulating in the public domain (version 6.3.3).

The European Council in March 2007 agreed to a 10% binding minimum target for the share of biofuels in transport by 2020. Council attached strict conditions to this target, notably, “subject to production being sustainable, second-generation biofuels becoming commercially available and the Fuel Quality Directive being amended accordingly to allow for adequate levels of blending."

As it stands, the signatory organisations are convinced that the current draft proposal will not lead to the production of biofuels being sustainable and will therefore not meet the conditions set by Council. This in turn questions the appropriateness of setting a mandatory target for biofuels.

Our particular concerns regarding the current proposal include:

Important ecosystems and carbon sinks left unprotected: the current proposal does not provide protection for important ecosystems and carbon sinks such as savannas or permanent grasslands that may be threatened by expanding agriculture to meet the EU’s biofuel target. Destruction of these carbon sinks would lead to large emissions of carbon into the atmosphere, thereby reducing or neutralising the benefits from growing biofuels. Neither does the draft text provide any safeguards to protect water and soil resources.

Not withstanding the issues raised below, we welcome the exclusion of biofuels (for transport) planted in existing or previous wetland or forest areas. These areas are not only important for biodiversity but also contain enormous carbon stocks.

Major impacts sidelined: Large scale biofuel production can cause indirect or knock-on impacts such as increasing food and feed prices and increasing water scarcity which would lead to negative impacts on the world’s poor. In addition they can displace other agriculture activities into socially or environmentally sensitive areas (e.g. rainforests or savannas). It is widely reported that these serious indirect impacts are already happening. The draft text does not provide any meaningful plan to deal with these issues, proposing instead to simply monitor the situation using bi-annual reports from the Member States. These issues need to be addressed with adequate proposals before imposing new legally-binding targets to increase demand.

Social standards missing: The draft text does not provide any criteria to protect people, particularly in developing countries, from the negative impacts of biofuel production. The scramble to supply European markets is already causing frequent land disputes, forced evictions, human rights abuses, increased poverty and poor working conditions in developing countries. The EU must guarantee that human rights are protected, that all workers enjoy decent work, that cultivation does not adversely impact on local communities or indigenous peoples, that smallholders are treated fairly and transparently, and that the right to food is ensured. Without these safeguards in place the EU’s approach will not be deemed sustainable.

Weak greenhouse gas calculator: the draft proposal provides a greenhouse gas calculator that is too simplistic and is skewed towards making biofuels look better than they really are. The current version does not specify the minimum level of emission savings. This threshold must be set significantly high to ensure that only biofuels that are truly beneficial to mitigating climate change are used. The Directive should introduce a comprehensive, accurate and transparent greenhouse gas calculator that deals with the complexity of the issue. It should ensure that only biofuels delivering substantial reductions are accepted as counting towards the target.

Stronger rules banned: We have serious concerns that EU Member States will be prevented from introducing stronger criteria at a national level and that other national / international schemes will be accepted already if they meet only some of the criteria listed in this Directive. If the EU proceeds with a weak framework then it is essential that Member States are allowed to introduce stronger mechanisms to ensure the sustainability of biofuel production.

We would like to underline that we fully support and applaud the EU’s 20% renewable energy target and our concerns here relate only to the impacts of an increased use of biofuels. Given that it is more efficient to use biomass in stationary applications, the promotion of biomass for liquid fuels for transport may in fact undermine more cost effective ways to meet the 20% renewable energy target.

Summarising, in our opinion, the current draft Directive does not ensure that the production of biofuels will be sustainable and therefore the conditions set by Council would not be met. We therefore urge you to substantially improve the proposed draft legislation to take into account the points raised above. We believe that if proper safeguards cannot be put in place the EU’s mandatory biofuel target must be suspended.

As a final remark we would like to stress that sustainability safeguards must be applied to all forms of bio-energy. The limited criteria listed in the draft are only applicable to crops used as fuels in transport but not for the same fuels used elsewhere, for example, to produce electricity, heating or cooling. As the environmental and social impacts are the same, regardless of the end use, sustainability safeguards must accordingly apply to all targets.

We would welcome any opportunity for further discussion. Please refer, as a contact person, to Adrian Bebb, Friends of the Earth Europe (Rue Blanche 15, 1050 Brussels. adrian.bebb@foeeurope.org).

Yours sincerely

Paul de Clerck, Interim Director, Friends of the Earth Europe
Clairie Papazoglou, Head of European Division, BirdLife International
John Hontelez. Secretary General, European Environment Bureau
Jorgo Riss, Director, Greenpeace European Unit
Luis Morago, Head of Oxfam International's Brussels Office, Oxfam International
Jane Madgwick, CEO, Wetlands International
Jos Dings, Director, T&E, the European Federation for Transport and Environment
Danuta Sacher, Head Policy and Campaign Department, Brot für die Welt, Germany
George Gelber, Head of Policy, CAFOD, UK
Andy Atkins, Advocacy Director, Tearfund, UK
Nina Holland, Corporate European Observatory
Reinhard Behrend, Rettet den Regenwald, Germany
Christine Fouarge, Policy Officer, AEFJN (Africa-Europe Faith & Justice Network)
Ms. M. De Rijk, Director, Stichting Natuur en Milieu, Netherlands
Helder Spinola, President, Quercus - Associacao Nacional de Conservacao da Natureza, Portugal
Hermann Edelmann, Pro REGENWALD, Germany
Dr. Bernd Bornhorst, Head of Policy Development, Misereor, Germany

mercoledì 9 gennaio 2008

Emergenza rifiuti: troppo poco mercato

Il problema della spazzatura sta raggiungendo in questi giorni dei toni tragici, e mentre i politici ci promettono di volta in volta “soluzioni definitive” ed i campani, giustamente scettici, scendono in piazza, l’immondizia si accumula. Sottolinea però Carlo Lottieri, in un nuovo focus, che la soluzione non può essere trovata in «una retorica che potremmo battezzare “repubblicana”, [che] vede nel civismo e nella determinazione ad immolarsi per l’interesse generale l’unica maniera di aggirare tali difficoltà», quanto in un’approccio liberale. Un approccio che tenga conto delle vere parti in causa, cioè coloro che vengono danneggiati dalla costruzione delle necessarie strutture di smaltimento dei rifiuti, e chi da questa attività trae un guadagno, e le spinga a negoziare per assegnare un valore ai diritti lesi. Questo costo può emergere solo in una transazione di mercato, può essere definito e ricompensato. La negoziazione, continua Lottieri, non è quello che manca, oggi. Solo, non coinvolge le parti lese ma politici: amministrazioni locali ed imprese, solitamente a capitale pubblico. Porta l’esempio del paesino di Parona, dove Lomellina Energia, per ottenere il consenso dell’amministrazione locale alla realizzazione di un termodistruttore ha offerto di versare ogni anno al Comune una quota del suo fatturato, di circa 2 milioni di euro. Ora, tenendo presente che il paese conta meno di duemila abitanti, in una negoziazione di mercato, l’azienda avrebbe offerto circa 4.000 euro a famiglia, per 15 anni. Troppo pochi per ripagare i danni? Avrebbero scelto le persone che, questi danni, li avrebbero subiti. Avrebbero potuto contrattare un altro prezzo. L'impresa potuto offrire la medesima cifra ad una altro paesino, o ad un altro ancora, fino a trovare qualcuno disposto ad accettare l’offerta. Nel mercato, un impianto di termovaloriazzazione (ma leggi anche rigassificatore, centrale nucleare, etc) si trasformerà, per gli abitanti di una città (e non solo per i suoi politicanti), in un’opportunità, e verrà costruito là dove gli abitanti saranno disposti a coglierla.

Crossposted at Liberalizzazioni

lunedì 7 gennaio 2008

Ecopass: il pedaggio in cattive mani

Road pricing. Far pagare un prezzo per utilizzare lo spazio stradale. Un prezzo che aumenti al crescere della congestione. L'idea, a lungo caldeggiata dagli economisti, è stata finora poco utilizzata soprattutto per vincoli di carattere tecnologico e per l'opposizione degli amministratori che la giudicavano impopolare. Ora la tecnologia l'abbiamo. Purtroppo, non sembra essere in buone mani. Da strumento per migliorare l'efficienza economica del sistema della mobilità, il pedaggio rischia di trasformarsi in un'altra tassa, solo un po' più verde delle altre. Questa sembra essere la lezione che si può trarre dalla sperimentazione dell'Ecopass meneghino fortemente voluto dal sindaco e dall'assessore alla mobilità per ragioni di carattere ambientale. Ragioni che, come evidenziato nell'ultimo Focus di IBL, non trovano riscontro nella realtà dei fatti. L'inquinamento è un problema del passato piuttosto che del futuro e la misura adottata a Milano non potrà che avere un impatto quasi impercettibile nell'evoluzione di lungo periodo della qualità dell'aria. C'è da augursi che in futuro si cambi rotta, tornando alle origini e utilizzando il pedaggio non contro ma a favore degli automobilisti: come un qualsiasi altro prezzo che segnali la scarsità di un bene e, contemporaneamente, consenta di raccogliere le risorse per nuovi investimenti nel settore stradale grazie ai quali ridurre, senza gravare sul contribuente, i crescenti costi di congestione.