martedì 26 febbraio 2008

Contrordine compagni: no al gas dell'Alto Adriatico

Il deputato di Forza Italia Cesare Campa ha annunciato l'approvazione, da parte della Camera, di un emendamento firmato da tutti i deputati veneti, che avrebbe l'effetto di cancellare l'ipotesi di una riapertura dei campi dell'Alto Adriatico. Se così fosse, ancora una volta l'Italia ha rischiato di diventare un paese normale, ma alla fine se ne è guardata bene.

Un applauso a Edoardo Croci

In risposta alle polemiche sui Suv all'indomani dell'incidente di Milano, l'assessore alla viabilità del capoluogo lombardo, Edoardo Croci, ha negato che siano allo studio delle crociate contro i fuoristrada da città. Ha poi aggiunto: "Esiste uno studio sull'ipotesi di introdurre tariffe differenziate per la sosta in base alla dimensione dei veicoli, ma nasce prima della polemica attuale sui Suv". Mi lascia un po' perplesso per ragioni di fattibilità e di informazione ai diretti interessati, ma tutto quel che poggia su criteri razionali merita attenzione. Certo, se lo stesso criterio fosse stato adottato per l'Ecopass (integrandolo magari con l'attenzione alle considerazioni attuali del traffico) il comune di Milano avrebbe fatto bingo. Ma, polemiche a parte, questa volta Croci ha detto cose di grande buon senso e siamo felici di riconoscerlo.

domenica 24 febbraio 2008

I giovani e il Pd

Il Tempo, 24 febbraio 2008

Walter Veltroni ha causato un mezzo terremoto politico annunciando la candidatura, come capolista nel Partito democratico, di Marianna Madia. L’identikit tracciato dai giornali è più o meno il seguente: 27 anni, bionda, bella, ha lavorato con Enrico Letta, collabora con Giovanni Minoli, ha ringraziato pubblicamente entrambi, suo padre faceva l’attore prima e poi è stato consigliere comunale nella lista civica del sindaco di Roma. Quello che la maggior parte dei media ha lasciato in penombra è che Madia è anche autrice e conduttrice di una trasmissione – ecubo – che tenta di porre i problemi dell’ambiente e dell’energia in una prospettiva “generazionale”. E non è stato scritto che Madia ha curato un libro – “Un welfare anziano” – dedicato alla crisi dello Stato sociale. Si può e si deve essere critici verso le sue posizioni: ragionevoli ma molto moderate sulla previdenza, estremiste e sbalestrate sull’ecologia. Quello che non si deve e non si può fare, invece, è prendersela con lei perché è giovane e bionda. Avere meno di trent’anni, nell’Italia degli ultraottuagenari, non è una virtù: e strappa un sorriso che un paese dilaniato dalla polemica sull’inossidabilità dei vecchi si trovi compatto nel lapidare una donna (per favore, chiamatela donna, non ragazza, come si fa nel resto del mondo con una persona maggiorenne e vaccinata) che ha appunto l’unica colpa di non essere ancora in menopausa.

Ma c’è un modo ancora più squallido di prendersela con Madia. Sul sito della rivista Formiche – che solitamente si contraddistingue per le sue posizioni pacate e intelligenti – è comparso un editorialino che l’accusa di essere figlia di papà. Squallido, perché suo papà è morto nel 2004. E stupido, perché Marianna Madia non è una parvenu pescata dal cilindro, ma una persona che ha dato prova di avere cervello. Volete attaccarla? Benissimo: criticatela su quello che dice e scrive. Prendetevela con lei per la sua dichiarazione d’esordio un po’ stucchevole. Oppure mirate a Veltroni, che l’ha esibita neanche fosse un trofeo nel loft. Ma comportarsi diversamente è un segno di debolezza intellettuale e totale assenza di buon gusto.

Andiamo, dunque, al merito. Madia afferma di voler utilizzare l’opportunità che le viene concessa per agire nel nome del pianeta. Cosa intende fare? Promuovere, in Parlamento, provvedimenti sulla falsa riga del protocollo di Kyoto? Il trattato sul clima è costoso e inutile, senza parlare dell’enorme mole di dubbi scientifici che ne minano le fondamenta (e che saranno discussi a New York a inizio marzo in una conferenza internazionale promossa dall’Heartland Institute con l’appoggio, tra gli altri, dell’Istituto Bruno Leoni). La candidatura di Madia offre l’opportunità di discutere su questo, e anche di polemizzare con lei e col suo partito (o con chi sta dall’altra parte e sostiene tesi non troppo dissimili) in modo perfino crudo. Parliamo di cose, per favore: prendersela coi boccoli è sciatto e incivile.

martedì 19 febbraio 2008

Basta guerra ai Suv

Antonio Mele dice un sacco di cose giuste sull'isteria di questi giorni.

domenica 17 febbraio 2008

Dedicato a chi soffre di senso di colpa

The Editor, New York Times
229 West 43rd St.
New York, NY 10036

To the Editor:

How distressing that many Americans now worry themselves sick that their consumption habits are ruining the environment ("Well, Doctor, I Have This Recycling Problem," February 16). There is, however, no need for them to seek professional help. My three-step plan to cure this mental anguish is simple and guaranteed to work:

Step One: Avoid major newspapers, magazines, and network news. These media uncritically genuflect to the official creed of environmental groups, and never give readers any historical perspective.

Step Two: Get historical perspective by learning how filthy and perilous the environment was before modern capitalism. I recommend reading Fernand Braudel's The Structures of Everyday Life.

Step Three: Get the actual facts about today's state of humanity and the environment by reading the data-packed works of Indur Goklany, Bjorn Lomborg, and Julian Simon.

Persons completing this regimen will feel supreme contentment whenever they buy things such as SUVs, non-fair-trade, non-organic coffee from Guatemala, and even incandescent light bulbs.

Sincerely,
Donald J. Boudreaux
Chairman, Department of Economics
George Mason University

mercoledì 13 febbraio 2008

martedì 12 febbraio 2008

Catricalà Goes Global

Preoccupato dall'escalation dei prezzi del petrolio (che da circa un mese sono in discesa, poi) il capo dell'Antitrust Antonio Catricalà si è chiesto come sia possibile che il greggio "estratto ad un costo di 5 dollari per barile salga a 100 dollari, dato che un barile, che equivale a 170 (*) litri, per essere raffinato richiede un costo aggiuntivo del 20 per cento". Dunque "tutto quello che arriva in più è profitto e sovraprofitto". Il Garante della concorrenza ha anche acutamente notato che "l'Opec non si può sanzionare perché è un'intesa tra Stati e non tra imprese". Sarebbe tuttavia necessario "un ragionamento con diverse autorità mondiali per porre qualche rimedio per ristabilire regole di mercato" dal momento che "quando c'é un accordo con le compagnie petrolifere per ridurre di 6 centesimi il prezzo della benzina nei distributori automatici arriva poi lo tsunami del petrolio a 100 dollari al barile".

Si tratta di un raro esempio di scarsa comprensione delle regole generali dell'economia così come delle specificità di un settore pure non secondario dell'economia mondiale. Per un verso, infatti, Catricalà sembra aver sfogliato le stime sui costi marginali di estrazione per l'ultima volta a fine anni '90 (come giustamente fa notare Ugo Bardi sul blog di Aspo, a cui devo la notizia che mi era sfuggita); per l'altro, non pare essersi reso conto che l'impatto effettivo dell'Opec sui prezzi petroliferi di lungo termine è molto basso. Non sembra neppure aver compreso - ed è grave all'indomani di un'istruttoria durata un anno - che il rapporto tra greggio e prodotti raffinati è tutt'altro che lineare. Non sembra realizzare la contraddizione implicita delle sue parole (se c'è un accordo "con" le imprese per ridurre i prezzi, deve esserci necessariamente anche un accordo "tra" le imprese, ma non era il compito dell'Autorità prevenire, anziché incoraggiare, questo tipo di fenomeni?). Non sembra aver intuito che l'ultima tornata di aumenti dei prezzi non è dettata da strategie di contenimento dell'offerta, ma dalla crescita della domanda, che solo oggi sta cominciando a rallentare a causa dell'inerzia del sistema. E' vero che i paesi produttori (la maggior parte) sono economie chiuse e che questo, a parità di altri elementi, fa sì che la produzione sia più bassa e i prezzi più alti: ma sarebbe sciocco e ignorante attribuire a tale fattore gli aumenti.

Soprattutto, Catricalà dimostra di non aver chiara la differenza tra costi e prezzi. I primi sono determinati dalla tecnologia e dalla geologia (e anche, indirettamente, dal mercato, il quale fissa i prezzi delle materie prime come l'acciaio e dunque il costo-opportunità del loro impiego a scopi alternativi), mentre i prezzi dipendono unicamente dal mercato, cioè da quanto i consumatori sono disposti a pagare. Se oggi il petrolio quota attorno ai 90 dollari (bisognerebbe poi chiedersi quale varietà e buttare un occhio al mercato dei cambi, ma questo ci porterebbe a un livello di complessità eccessivo per l'Antitrust) significa che vale 90 dollari. E in ogni caso, il mestiere dell'Autorità si suppone sia identificare e rimuovere le barriere alla concorrenza in Italia, non risolvere i problemi del mondo. Ma risolvere i problemi del mondo è infinitamente più facile, così come allenare la nazionale, quando si sorseggia un gottino di bianco al bar del paese.

(*) 159, in realtà. Non è una differenza triviale: il consumo mondiale di petrolio è oggi (dati 2004) di circa 83 milioni di barili al giorno. Undici litri a barile fanno quasi un miliardo di litri al giorno, pari a oltre 5,7 milioni di barili. L'errore di Catricalà lo porta, quindi, a sovrastimare la domanda mondiale del 6,9 per cento...