mercoledì 30 aprile 2008

Il silenzio è d'oro e le parole sono a vanvera

Il professor Francesco Giavazzi dice sempre cose intelligenti, e spesso condivisibili. Oggi, ha consegnato al Corriere la proverbiale eccezione alla regola. Nel suo editoriale l'economista bocconiano sembra, come un Cristo del liberismo, volersi caricare di tutti i peccati del mondo e mondarli col suo sacrificio: solo che, a differenza del Gesù della storia, il liberismo giavazziano non è finito politicamente crocifisso. Sia perché Giavazzi non era candidato nè ricopre alcun ruolo che lo autorizzi a sentirsi parte della sconfitta del Partito democratico (se non nello sconforto di elettore deluso, ma questo è irrilevante: la metà dei votanti ha perso le elezioni, e Giavazzi è uno dei tanti); sia perché va bene lanciare provocazioni intellettuali sul liberismo di sinistra, ma da lì a pensare che il Pd (o il Pdl, se è per questo) sia un partito liberista tout court ce ne passa. Allo stesso modo, nonostante il peso ingombrante di Giulio Tremonti, credere che i voti al centrodestra siano tutti di anticinesi arrabbiati è una lettura sbagliata della realtà (e controproducente: grazie a Dio la società italiana è più varia).

Nel suo intervento, comunque, Giavazzi sfiora anche una questione energetica, e lo fa (sia detto senza offesa) con incompetenza. Nulla è più dannoso per il liberismo dell'immagine un po' ingenua, un po' cialtrona che traspare da questi errori pacchiani. Scrive Giavazzi: "Talora un mercato neppure esiste, come nel caso dell’energia: prezzi e forniture di gas — l’80% dell’energia utilizzata in Italia—sono determinati da un cartello dominato dalla Russia. Pensare di aprire quel mercato alla concorrenza è un’illusione un po’ infantile, almeno fino a quando non avremo costruito una decina di rigassificatori e ci vorranno, se tutto va bene, un paio di decenni". Ecco le mie obiezioni.

(1) Non esiste un mercato dell'energia in senso lato. Esistono mercati - dell'elettricità, del petrolio, del gas, del carbone, dell'uranio - che si sfiorano o si sovrappongono ma restano distinti. Alcuni (il greggio) sono globali, altri regionali (il gas); a volte dominano le transazioni spot, altre volte i contratti a lungo termine.

(2) Questa è un'autentica sequela di castroneria: "prezzi e forniture di gas - l'80 per cento dell'energia utlizzata in Italia - sono determinati da un cartello dominato dalla Russia". Nell'ordine, (2.1) l'80 per cento dell'energia (primaria) utilizzata dall'Italia è di origine fossile, ma non è certo costitutita dal solo gas, che occupa un ruolo determinante (il 60 per cento circa) nella generazione elettrica ma in ogni caso è ben lontano dalla quota citata da Giavazzi; (2.2) Non esiste e non può esistere, alle condizioni attuali, un cartello del gas, perchè il mercato è molto rigido e dominato da contratti di lungo termine che obbligano il venditore (così come il compratore) a rispettare i meccanismi di pricing e le quantità pattuite; (2.3) Poiché non esiste un cartello, la Russia non può guidarlo, anche se (temendo gli effetti degli investimenti avviati grazie all'impulso degli altri prezzi del greggio, che si ripercuotono sul metano) Mosca spera di poterlo fare.

(3) Cosa diavolo significa che "pensare di aprire il mercato energetico alla concorrenza è un'illusione infantile"? I mercati energetici sono già aperti. Certo, ci sono dei problemi, dallo sconclusionato cartello dell'Opec all'ondata di nazionalizzazioni nei petrostati (a cui corrispondono anche episodi di privatizzazione, come si sta tentando di fare in Messico e si è fatto parzialmente in Brasile). Ma dire che quelli energetici sono mercati chiusi è ridicolo: non c'è nulla di più semplice al mondo che comprare greggio (la soglia psicologica dei 100 dollari per il Wti fu sfondata la prima volta perché un investitore burlone volle divertirsi a vedere le reazioni dei colleghi). E poi esiste una forma di competizione tra le fonti, che segue variabili di natura economica, politica, regolatoria, tecnologica, eccetera.

(4) Aprire i mercati dell'energia è, per Giavazzi, impossibile finché non avremo costruito "una decina di rigassificatori". Qui siamo all'assurdo. Prima Giavazzi argomenta che i mercati globali sono chiusi, poi dice che per aprirli bastano dieci rigassificatori in Italia. O forse intendeva dire che il mercato è chiuso in Italia? Vero, verissimo, ma che c'entra la Russia e il cartello del gas, allora? E poi, perché una decina di rigassificatori, e non un paio oppure una ventina? Se Giavazzi sapesse che la domanda italiana di gas è di circa 80-90 miliardi di metri cubi di gas all'anno, saprebbe anche che dieci rigassificatori da 8 miliardi di metri cubi all'anno (il doppio di Panigaglia, e pari a Brindisi e Rovigo) raddoppierebbero l'offerta. E nessun investitore si lancerebbe mai in un'impresa tanto folle (IMHO con l'approvazione di Porto Empedocle e Gioia Tauro, gli altri progetti perdono di significato e svaniranno nel nulla, a meno di evoluzioni soprendenti, almeno per me), a meno di non avere la certezza che l'Italia (come vorrebbe l'Autorità per l'energia) sia pronta a diventare un hub per l'Europa meridionale. Ma l'ostacolo su questa strada non è certo Mosca o l'Opec, è l'interesse dell'ex e attuale monopolista, e le cose potranno (forse) cambiare solo quando e se la rete verrà separata.

In conclusione: Giavazzi le elezioni non le ha perse, ma ha perso una buona occasione per svolgere una riflessione critica su come rendere migliori le sorti del liberismo in questo paese.

martedì 29 aprile 2008

Energia: una questione di spazio

L'equivalenza - semantica e fattuale - tra energia ed energia elettrica assume sempre più significato man mano che andiamo avanti. Ovviamente l'elettricità non è tutta l'energia, e neppure è una fonte primaria. Però è la forma in cui tutti noi percepiamo l'energia, la usiamo, e che speriamo di impiegare in modi sempre più vasti e generalizzati. L'elettricità è comoda, si trasporta facilmente, si può generare in molti modi, è pulita. Però impone anche una riflessione su quali tecnologie utilizzare. Noi dell'IBL pensiamo che questo dibattito debba essere lasciato al mercato: anzi, il compito del mercato, nel settore elettrico, è proprio quello di costruire un mix energetico che sia bilanciato, che cioè sappia trovare un giusto equilibrio nel trade off tra ambiente, sicurezza e prezzi. Il ruolo della politica è, essenzialmente, ritirarsi. Questo potrà accadere solo quando alcuni miti saranno sfatati: e il primo mito riguarda le rinnovabili. Non ho nulla contro le rinnovabili, nella misura in cui chi le utilizza ne accetta i vantaggi e ne sopporta i costi. Sono invece molto critico verso l'incentivazione pubblica delle rinnovabili: non solo perché determina degli extra costi ai danni dei consumatori, ma anche perchè di fatto inibisce l'innovazione. E perché, per essere giustificata, richiede un polverone retorico che rischia di nascondere la realtà. Per esempio: siamo sicuri che le rinnovabili sono "verdi"? Certamente sì, nel senso che non emettono CO2 e altri gas serra (almeno durante la fase di generazione). Ma certamente no, nel senso che l'impatto ambientale delle rinnovabili può essere massiccio. Provare per credere: Energy Tribune mette a disposizione un giochino che mostra lo spazio necessario per disporre di una certa potenza installata (la quale non equivale automaticamente all'energia prodotta) con tre diverse tecnologie (nucleare, eolico e solare). Provate, e poi ne riparliamo.

lunedì 28 aprile 2008

Un applauso a Romano Prodi

Romano Prodi ha rifiutato l'offerta di fare il presidente del South Stream, il gasdotto che porterà gas russo attraverso l'Europa fino all'Italia, grazie a una partnership tra l'Eni e Gazprom. Secondo Quotidiano Energia che per primo ha dato la notizia, sarebbe questa la ragione della visita a Roma del capo del colosso russo, Alexei Miller. Lo shopping di ex primi ministri sembra essere una delle attività preferite del Cremlino, che in passato aveva reclutato Gerhard Schroeder per il gasdotto gemello Nord Stream.

PS Sul tema anche Luigi De Biase.

domenica 27 aprile 2008

Carburanti: - 4 giorni alla fine dello sconto

Il 1 maggio scadrà lo sconto fiscale di 2 centesimi sulle accise sui carburanti voluto, un battito di ciglia prima delle elezioni, dal ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani. E' improbabile che il governo proroghi il provvedimento lasciando giustamente l'incombenza al nuovo esecutivo, non appena si sarà insediato. Come nella barzelletta, ora che la campagna elettorale si è conclusa, non è più tempo di promesse ma di fatti. Non stupisce, quindi, il silenzio dei politici - con l'eccezione di Benedetto Della Vedova - sulla questione. Si tratta però di una piccola, ma simbolica, prova di credibilità. C'è un solo caso in cui "perdoneremmo" il venir meno dello sconto: se le risorse così utilizzate fossero impiegate per abolire il bollo, che è un'imposta senza dubbio più iniqua e distorsiva. Ma sono convinto che si possano fare entrambe le cose attingendo a ben altre risorse, e cioè all'immensa mole della spesa improduttiva o controproducente (cioè quasi tutta la spesa pubblica).

mercoledì 23 aprile 2008

Il Nyt contro il carbone. Partendo da Civitavecchia

Il New York Times dedica un ampio servizio al ritorno del carbone, il combustibile meno compatibile con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Di per sé questa presa di posizione non stupisce. Quel che sorprende è che lo spunto venga dalla centrale Enel di Civitavecchia. Perché, se è vero che il carbone è carbone ovunque, l'Italia è uno dei paesi europei che ne fanno il minor uso, per una serie di ragioni storiche e regolatorie. Inoltre, sebbene altri impianti siano in discussione, mi sembra assai difficile immaginare - nel breve e anche nel medio termine - che il nostro paese possa diventare un avamposto del carbone. Un rapporto di Greenpeace contro il "ritorno del carbone" censisce appena quattro impianti in corso di riconversione, a cui attribuisce un monte emissioni di CO2 aggiuntivo all'incirca pari a quello esistente (circa 40 milioni di tonnellate di CO2 equivalente contro le attuali 49). Non è un quantitativo piccolo, ovviamente, ma neppure enorme, soprattutto se si tiene conto che si tratta di centrali a olio combustibile, caratterizzate da una bassa efficienza e soprattutto da emissioni inquinanti (CO2 a parte) decisamente superiori a quelle offerte dal clean coal (anche il Nyt riconosce che Civitavecchia è un gioiellino tecnologico).

L'autrice dell'articolo del Nyt, Elisabeth Rosenthal, manifesta ampio e non del tutto ingiustificato scetticismo sulla cattura e sequestro del carbonio, che potrebbe rendere il carbone ecocompatibile (nel senso attribuito a questo termine dagli ambientalisti). E' ovvio che la carbon capture & sequestration non è oggi una tecnologia disponibile o economica; ma non è detto che non lo sia in futuro. Non è neppure detto che in futuro ne avremo bisogno. Se la psicosi sull'effetto serra si calmerà e guarderemo con freddezza ai dati, potrebbe finalmente emergere che le immense risorse richieste dalle politiche climatiche possono essere più profittevolmente impiegate altrove. Ma, in ogni caso, mi pare che sia velleitario e sbagliato pretendere il phase out del carbone. Nel breve termine, possono forse aumentare le emissioni. Ma nel lungo termine è interesse di tutti, e anche dell'ambiente, disporre di energia economica e competitiva, perché in questo modo si lasciano alla società civile maggiori risorse da investire per innovare.

C'è, infine, un punto che a me pare fondamentale. L'Europa e, in prospettiva, gli Stati Uniti hanno già delle politiche climatiche, che impongono obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni. E' del tutto irrilevante come queste riduzioni vengano raggiunte, così come è irrilevante se la riduzione viene ottenuta direttamente oppure lasciando crescere le emissioni da una parte (ad esempio realizzando un impianto a carbone in Italia) per ridurle in misura più significativa da un'altra (attraverso, per esempio, l'acquisto di crediti dall'estero). A me il cap & trade non piace, ma visto che c'è, e che è stato inventato proprio per evitare le distorsioni e le inefficienze delle politiche di comando e controllo (che sono ancora peggio), non vedo perché si debba far finta che il micromanagement degli investimenti energetici debba tuttora essere in capo allo Stato, all'Unione europea, o al New York Times.

Il giorno della terra

Il giorno della terra, svoltosi ieri 22 aprile, come ricorda Benedetto Della Vedova si tenne per la prima volta nel 1970, sull'onda emotiva dell'isterismo per il global cooling. Curiose coincidenze (?): il 22 aprile 1870, esattamente un secolo prima del primo Earth Day, nasce Lenin.

martedì 22 aprile 2008

Cresce il fronte anti-biofuels

Intervenendo all'International Energy Forum, il presidente del Consiglio Romano Prodi ha duramente attaccato i biocarburanti. Apparentemente anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani hanno espresso critiche sul punto. Ora, scusatemi ma mi sfugge qualcosa: dov'erano queste persone negli ultimi mesi? Perché forse sono io a essermi confuso, ma mi pare che essi stessi (e i loro colleghi europei) abbiano partecipato, di persona o attraverso rappresentanti, a tutti gli appuntamenti che hanno seguito il consiglio europeo di primavera 2007, nel quale si è deciso il triplice target 20-20-20 e il sottotarget del 10 per cento per i biocarburanti. Quindi, delle due o l'una: (1) I loro negoziatori non li hanno informati del target sui biofuel e loro stessi non hanno letto i giornali (ed è gravissimo); (2) allora ritenevano che i biocarburanti fossero utili al pianeta e oggi hanno cambiato idea. Cambiare idea è legittimo, ma bisogna anche avere il coraggio di ammetterlo.

PS Nel nostro piccolo, noi dell'IBL avevamo già previsto tutto in tempi non sospetti. Non che ci volesse un genio: bastava leggere gli studi che man mano venivano pubblicati.

sabato 19 aprile 2008

Global warming at work

Termosifoni ancora accesi a Genova almeno fino a lunedi' prossimo ed allerta 1 (il piu' basso di una scala di tre) della Protezione Civile della Regione Liguria fino a mezzogiorno di domani per piogge abbondanti previste sul Levante ligure. Il maltempo non accenna a dare tregua in Liguria, dove le ondate di perturbazioni atlantiche si susseguono in continuazione.

Il sindaco di Genova Marta Vincenzi ha firmato oggi una seconda proproga per l'accensione dei termosifoni che sarebbero dovuti rimanere spenti al 15 aprile. La Protezione Civile, dal canto suo, ha disposto lo stato di allerta 1, considerato che i torrenti liguri sono gia' gonfi per le piogge dei giorni scorsi. Viene segnalato anche il pericolo di frane. (ANSA).

mercoledì 16 aprile 2008

Caro Cav., ora batta un colpo

Silvio Berlusconi, prima ancora di insediarsi formalmente a Palazzo Chigi, è chiamato a dare un segnale al mondo dell'energia. Il 30 aprile scade lo sconto fiscale di 2 centesimi sulle accise sui carburanti voluto da Pierluigi Bersani ufficialmente per "restituire" agli automobilisti l'extragettito Iva dovuto all'escalation dei prezzi. Il mercato dei carburanti richiede seri interventi e un ridisegno complessivo, ma anzitutto il neopremier e i suoi generali dovranno decidere se rendere strutturale la riduzione delle accise, oppure farne un contentino pre-elettorale che non sopravvive alla data del voto. E' una piccola cosa, perché non sono certo 2 centesimi al litro che cambiano la vita degli italiani o il bilancio dello Stato. Ma è un segnale importante e da questo potremo cominciare a capire cosa dobbiamo attenderci dal nuovo governo.

PS Nel passato, sia il governo Prodi (al netto del mini-sconto bimestrale), sia il governo Berlusconi (2001-2006) hanno lasciato in eredità accise più alte di quelle che hanno trovato.

martedì 15 aprile 2008

Sarà vero?

UPDATE: Fonti interne al Pdl smentiscono vigorosamente. Ne prendiamo atto e ce ne rallegriamo.

Alfonso Pecoraro Scanio dice che il Pdl ha in mente quindici siti per nuove centrali nucleari. Il Pdl dice che Pecoraro straparla. Se il documento di cui il ministro uscente dell'Ambiente parla esiste davvero, si tratta di un formidabile boomerang, che danneggerà la causa nucleare più di tutta la retorica verde. Se non lo è, si tratta di un caso di cialtronaggine acuta. O forse la realtà sta nel mezzo e sono vere entrambe le cose.

Nucleare: così forse va, forse no

Sul Corriere Economia di ieri, Massimo Mucchetti ha intervistato il capo di A2A, Giuliano Zuccoli, a proposito del rilancio dell'energia nucleare nel nostro paese. Il cuore dell'intervista - di cui non trovo una versione accessibile online - è quello in cui il manager milanese spiega che un piano da 10 mila megawatt nucleari costerebbe "diciamo 20 miliardi di euro" (una sottostima IMHO), un investimento di cui si occuperebbe "un consorzio di produttori e, perché no, di grandi consumatori". Zuccoli, insomma, ha in mente il modello finlandese. Fin qui tutto bene. Zuccoli candida anche l'Enel - la maggiore società elettrica italiana, nonché sua concorrente - alla guida del consorzio, col compito di operare le centrali. Vabbò. Qui cominciano i dolori: perché Zuccoli si lamenta che "se fosse l'Enel a fare tutto da sola gli altri rischierebbero di trovarsi fuori mercato". La domanda sorge spontanea: chissenefrega? Ammesso e non concesso che il nucleare da solo possa determinare la competitività di un'azienda - e così non è, perchè tutti sappiamo, Zuccoli compreso, che le utilities non si fanno concorrenza sulla singola tecnologia, ma su un portafoglio di centrali - non vedo che problema ci sarebbe se un'azienda vedesse un'occasione di profitto e vi ci si buttasse a pesce.

Zuccoli fa poi un'affermazione coraggiosa, ma tutta da verificare: "trattamento delle scorie e decommissioning delle centrali - dice - toccherebbero alla Sogin, che verrebbe pagata dal consorzio", mentre "tutti gli altri rischi ce li assumeremmo noi" tranne "il rischio catastrofico". Il rischio catastrofico è talmente basso che pone pochi problemi, mentre è molto significativo che Zuccoli accetti di farsi il carico della chiusura del ciclo combustibile (peraltro non è scritto da nessuna parte che la Sogin debba operare in monopolio). Temo però che queste siano schermaglie tattiche, e che, se mai si parlasse sul serio di nucleare in Italia, l'intervento pubblico sia sempre in agguato. Di nuovi Cip6 non abbiamo bisogno.

venerdì 11 aprile 2008

A proposito di Ecopass

Quoto Andrea Giuricin da Liberalizzazioni.it:

L’Istituto Bruno Leoni ha spiegato bene perché una congestion charge è diversa dall’Ecopass milanese nel libro “Ecotassa”. Gli interventi puntuali e supportati ampiamente da dati di Francesco Ramella, su diversi quotidiani quali Libero Mercato e il Sole 24 Ore, hanno confermato e mostrato questa differenza.Nella valutazione dei dati del Comune di Milano, come mi segnalava il mio collega economista ed ingegnere Fabio Bianchi, c’è inoltre un piccolo aggiustamento del periodo di riferimento.I dati di traffico del 2008 non vengono comparati con lo stesso periodo del 2007, ma bensì con dei dati a fine Ottobre ed inizio Novembre del 2007, dove il traffico milanese è il più intenso dell'anno in media…Sul Corriere della Sera dell’8 Aprile, vengono inoltre riportati i dati della diminuzione dell’inquinamento.Pongo solo una domanda provocatoria: ma è mai possibile che ad Arese, 16 km a nord-ovest del capoluogo lombardo, dove peraltro non vige l’Ecopass, si sia avuta nel mese di Marzo una diminuzione maggiore dei giorni con l’inquinamento sopra la soglia limite che a Milano ?Forse la pollution charge non è efficace?

Quelle insostenibili olimpiadi

Dico: la torcia olimpiaca brucia. La torcia olimpica viaggia. La torcia olimpica emette. Quanto? Dave Demerjan di AbcNews ha calcolato che alla corsa della torcia sono attribuibili emissioni pari a 5500 tonnellate di CO2 equivalente. E nessuno che abbia denunciato questo ecomostro. :-D

mercoledì 9 aprile 2008

Tributo a R.J. Smith

"Il giorno della conservazione privata" è una lodevole iniziativa della Heritage Foundation, del Competitive Enterprise Institute e del National Center for Public Policy Analysis che, in concomitanza con l'anniversario della nascita di Thomas Jefferson (12 aprile), intende premiare coloro che si sono battuti di più o con più efficacia per promuovere la teoria e la pratica dell'ecologia di mercato. L'idea di fondo è quella di tracciare un filo rosso tra l'idea jeffersoniana di armonia con l'ambiente e la pratica quotidiana di iniziative private, per mostrare come il mercato, e non la regolazione, sia la chiave per costruire un'autentica ecologia umana. Nell'ambito della celebrazione, viene ogni anno consegnato un "Lifetime Achievement Award": quest'anno, lo riceverà uno dei pionieri - ma forse sarebbe più corretto dire il pioniere - dell'ecologia di mercato, R.J. Smith.

Fondatore del Center for Private Conservation, Smith ha cominciato a sviluppare l'idea del rapporto tra mercato e ambiente negli anni Settanta, quando era presidente di una branca della Audobon Society, una delle maggiori società ecologiste americane. Nel suo libro Earth's Resources: Private Ownership vs. Public Waste viene utilizzata per la prima volta l'espressione "free market environmentalism". In italiano, un brillante saggio di Smith è contenuto nel libretto della Leonardo Facco Editore La fattoria dei capitali, disponibile anche in e-book. R.J. ha anche frequentato i seminari di Bruno Leoni, da cui poi sarebbe emerso La libertà e la legge. Questo lo lega anche idealmente, oltre che umanamente e intellettualmente, all'IBL. Siamo quindi non felici: entusiasti di unirci, sia pure a distanza, a tutti gli altri amici che oggi brinderanno alla salute di R.J. Amico ed eroe.

martedì 8 aprile 2008

Non dire Expo...

La vittoria di Milano per l'Expo è stata salutata da un coro bipartisan come una nuova, grandissima occasione di spesa. L'unica voce critica è quella del nostro Francesco Ramella. Chapeu.

venerdì 4 aprile 2008

L'energia nei programmi / 2

Stefano Clò, che è anche un illustre blogger su RealismoEnergetico, ha preparato per L'Arengo del Viaggiatore un'analisi comparata delle posizioni su energia e ambiente nei programmi dei maggiori partiti. Mi pare che abbia sostanzialmente colto i punti essenziali, in maniera più organica di quanto avevo fatto io in un precedente post. Mi sembra anche che le sue valutazioni siano coerenti coi giudizi che abbiamo espresso nell'ambito del benchmarking dei programmi rispetto al Manuale delle riforme.

Petrolio nel Golfo del Messico: nuova scoperta

Una nota dell'Eni informa di una nuova scoperta nelle acque profonde del Golfo del Messico da parte di un consorzio di cui fa parte anche il gruppo italiano (col 25 per cento, mentre l'operatore è Bp col 63,75 per cento). E' di appena un mese fa un'analoga comunicazione, che si riferiva a una nuova scopera nel mare di Timor. E questo solo per stare alle scoperte recenti dell'Eni. La stampa di settore continua a riferire di nuove scoperte o avvenute esplorative. La cosa, ovviamente, non stupisce. Anche depurato dall'effetto-dollaro e dall'effetto-crisi (diciamo 20-25 dollari correnti) le quotazioni del greggio sono molto alte. E' naturale quindi che le compagnie, pur tra mille difficoltà e purtroppo non potendo accedere ad alcune tra le aree più promettenti del globo (dalla Russia all'Iran, per non dire dell'Iraq), abbiano un forte incentivo a investire in esplorazione e sviluppo. Spesso fanno fiasco, ma le scoperte sono importanti e probabilmente aiuteranno, nel medio termine, a raggiungere una sensibile riduzione dei prezzi. Perché la realtà è questa: il petrolio non manca, bisogna solo trovarlo.

giovedì 3 aprile 2008

Sorpresa: l'Ets non funziona

Nel 2007, le emissioni di gas serra dei settori Ets (sulla base di una stima che copre oltre il 90 per cento del totale) sarebbero salite dell'1,1 per cento. Posso dire che la cosa non mi stupisce?

mercoledì 2 aprile 2008

Alla conquista di Tirana. Perché Tremonti ha detto implicitamente che il nucleare in Italia non si farà

Ha suscitato un grande dibattito la proposta di Giulio Tremonti di "delocalizzare il nucleare per localizzare il lavoro", lanciata ieri con un'intervista sul Sole 24 Ore. Non me lo sarei aspettato perché, leggendo il colloquio dell'ex ministro con Alberto Orioli, avevo scartato l'idea con un cenno di sufficienza. Oggi, invece, mi rendo conto che bisogna far finta di prendere la cosa sul serio.

Non mi è chiaro cosa significhi lo slogan, nel senso che non vedo il nesso tra la delocalizzazione dell'energia - la quale non è una scoperta di Tremonti: l'Italia importa il 15 per cento circa del suo fabbisogno elettrico, e l'85 per cento del consumo primario - e la localizzazione del lavoro. A meno che non si intenda dire che l'energia fatta all'estero e poi importata costa meno. In parte è vero, ma solleva due questioni: (1) Quindi Tremonti e gli altri ci prendono in giro quando parlano di indipendenza energetica? (2) Perché all'estero l'energia costa meno? Non certo per ragioni legate al costo del lavoro, che incide relativamente poco, o dei combustibili, che sono scambiati sui mercati internazionali: semmai a causa del rischio-paese. Ma Tremonti si guarda bene dall'affrontare questo tema, che lo porterebbe sul campo minato (per lui) delle liberalizzazioni e del rispetto del mercato, dunque alla rinuncia delle prerogative pubbliche (e della schizofrenia pubblica) in campo di politica industriale.

Il tema della politica industriale mi porta alla proposta shock (si fa per dire) di Tremonti: ha senso fare le centrali nucleari in Albania? Candidamente rispondo che non lo so, e con candore ancor maggiore confesso che non mi interessa. Quello che mi interessa è che una questione del genere non dovrebbe essere all'ordine del giorno del dibattito politico, tanto meno in campagna elettorale. Per due ragioni. La prima è che l'Enel - di questo si sta parlando - non deve e non dovrebbe rispondere al governo se non come azionista: l'Enel è una compagnia quotata in borsa la cui missione è creare valore per gli azionisti, non dar corpo alla politica industriale del paese. Quindi, se realizzare o no centrali nucleari in Albania (o altrove) e se utilizzarle per rifornire il mercato italiano anziché quello del paese in cui si trovano o altri ancora è una decisione che spetta al suo consiglio d'amministrazione e deve essere guidata dalla stella polare dei profitti. Inoltre, non solo Tremonti pare travisare il compito e la natura dell'Enel, ma pure ignorare che da qualche anno l'Albania non fa più parte dell'impero italiano, quindi non è che noi possiamo svegliarci una mattina e decidere che il fabbisogno elettrico italiano sarà soddisfatto costruendo a Tirana quel che non vogliamo nel cortile di casa. L'unico e semplice motivo per cui tutto ciò viene discusso sulle pagine dei giornali è che gli italiani votano, e a loro Tremonti offre energia a basso costo, mentre gli albanesi no, e quindi possono pure tenersi le scorie e gli impianti e protestare, tanto noi, con rispetto parlando, della loro sindrome Nimby ci facciamo dieci piani di morbidezza. Ma se questo è il problema, non si fa prima a importare più elettricità (nucleare peraltro) dalla Francia? A meno che l'annuncio implicito non sia un altro: Tremonti sta dicendo che, se il centrodestra andrà al governo, non si prenderà la briga di autorizzare centrali nucleari in Italia, con buona pace di quanti sperano altrimenti.

Se poi la ragione che ci impedisce di realizzare impianti nucleari in Italia non è di natura politica o economica (cioè non dipende dal rischio-paese o dalle fregole elettorali) ma deriva dalle preoccupazioni per la sicurezza, mi devono spiegare perché l'Albania ci offre più garanzie dell'Italia o, in caso contrario, perché ci sentiamo autorizzati a mettere a repentaglio le vite degli albanesi. Delle due, l'una: o la tecnologia atomica è sufficientemente sicura, e allora non serve offendere la sovranità nazionale di altri paesi per affrontare una discussione seria; oppure non lo è, e allora è imperialista e cinico voler infettare il prossimo per poter "localizzare il lavoro".

martedì 1 aprile 2008

Asparagi a Pasqua

In Germania vanno pazzi per gli asparagi. Tanto che li chiamano "oro bianco" . Solo che la natura cinica e bara ha deciso che la stagione degli asparagi abbia inizio piuttosto tardi, verso la metà di aprile. Quindi, niente asparagi nel banchetto pasquale? Fischia. Tra le conseguenze inintenzionali (ma positive) dell'industrializzazione ci sono anche fenomeni come questo: le condutture di scarico dell'acqua di raffreddamento (calda) di una centrale a carbone vicino a Dortmund hanno creato un microclima che consente di anticipare di un mese buono la stagione. Felici gli asparagi, felice il contadino (nella foto), felici i crucchi che si abbuffano. (Grazie a Giovanni Boggero per la segnalazione).