mercoledì 2 aprile 2008

Alla conquista di Tirana. Perché Tremonti ha detto implicitamente che il nucleare in Italia non si farà

Ha suscitato un grande dibattito la proposta di Giulio Tremonti di "delocalizzare il nucleare per localizzare il lavoro", lanciata ieri con un'intervista sul Sole 24 Ore. Non me lo sarei aspettato perché, leggendo il colloquio dell'ex ministro con Alberto Orioli, avevo scartato l'idea con un cenno di sufficienza. Oggi, invece, mi rendo conto che bisogna far finta di prendere la cosa sul serio.

Non mi è chiaro cosa significhi lo slogan, nel senso che non vedo il nesso tra la delocalizzazione dell'energia - la quale non è una scoperta di Tremonti: l'Italia importa il 15 per cento circa del suo fabbisogno elettrico, e l'85 per cento del consumo primario - e la localizzazione del lavoro. A meno che non si intenda dire che l'energia fatta all'estero e poi importata costa meno. In parte è vero, ma solleva due questioni: (1) Quindi Tremonti e gli altri ci prendono in giro quando parlano di indipendenza energetica? (2) Perché all'estero l'energia costa meno? Non certo per ragioni legate al costo del lavoro, che incide relativamente poco, o dei combustibili, che sono scambiati sui mercati internazionali: semmai a causa del rischio-paese. Ma Tremonti si guarda bene dall'affrontare questo tema, che lo porterebbe sul campo minato (per lui) delle liberalizzazioni e del rispetto del mercato, dunque alla rinuncia delle prerogative pubbliche (e della schizofrenia pubblica) in campo di politica industriale.

Il tema della politica industriale mi porta alla proposta shock (si fa per dire) di Tremonti: ha senso fare le centrali nucleari in Albania? Candidamente rispondo che non lo so, e con candore ancor maggiore confesso che non mi interessa. Quello che mi interessa è che una questione del genere non dovrebbe essere all'ordine del giorno del dibattito politico, tanto meno in campagna elettorale. Per due ragioni. La prima è che l'Enel - di questo si sta parlando - non deve e non dovrebbe rispondere al governo se non come azionista: l'Enel è una compagnia quotata in borsa la cui missione è creare valore per gli azionisti, non dar corpo alla politica industriale del paese. Quindi, se realizzare o no centrali nucleari in Albania (o altrove) e se utilizzarle per rifornire il mercato italiano anziché quello del paese in cui si trovano o altri ancora è una decisione che spetta al suo consiglio d'amministrazione e deve essere guidata dalla stella polare dei profitti. Inoltre, non solo Tremonti pare travisare il compito e la natura dell'Enel, ma pure ignorare che da qualche anno l'Albania non fa più parte dell'impero italiano, quindi non è che noi possiamo svegliarci una mattina e decidere che il fabbisogno elettrico italiano sarà soddisfatto costruendo a Tirana quel che non vogliamo nel cortile di casa. L'unico e semplice motivo per cui tutto ciò viene discusso sulle pagine dei giornali è che gli italiani votano, e a loro Tremonti offre energia a basso costo, mentre gli albanesi no, e quindi possono pure tenersi le scorie e gli impianti e protestare, tanto noi, con rispetto parlando, della loro sindrome Nimby ci facciamo dieci piani di morbidezza. Ma se questo è il problema, non si fa prima a importare più elettricità (nucleare peraltro) dalla Francia? A meno che l'annuncio implicito non sia un altro: Tremonti sta dicendo che, se il centrodestra andrà al governo, non si prenderà la briga di autorizzare centrali nucleari in Italia, con buona pace di quanti sperano altrimenti.

Se poi la ragione che ci impedisce di realizzare impianti nucleari in Italia non è di natura politica o economica (cioè non dipende dal rischio-paese o dalle fregole elettorali) ma deriva dalle preoccupazioni per la sicurezza, mi devono spiegare perché l'Albania ci offre più garanzie dell'Italia o, in caso contrario, perché ci sentiamo autorizzati a mettere a repentaglio le vite degli albanesi. Delle due, l'una: o la tecnologia atomica è sufficientemente sicura, e allora non serve offendere la sovranità nazionale di altri paesi per affrontare una discussione seria; oppure non lo è, e allora è imperialista e cinico voler infettare il prossimo per poter "localizzare il lavoro".

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Da un punto di vista strategico, il nucleare con processo a fissione è una "bomba" che, prima o poi, è destinata a scoppiare.

La gestione delle scorie non è banale e genererà tensioni internazionali molto forti. Pensare di stoccare per migliaia di anni le scorie è già di per sè un'assurdità...a meno che non si voglia a tutti i costi avere un ritorno a breve termine per l'industria e il risparmio energetico.

Paesi come Francia, Germania, Inghilterra dovranno a lungo termine affrontare questioni molto scottanti su questo fronte (tensioni internazionali e costi).

Di conseguenza, sono contrario a che l'Italia entri in questo business.

Ciò non significa l'uscita dell'Italia dal nucleare.

Possiamo essere protagonisti su molti fronti...se veramente lo vogliamo.

1) gestione del nucleare all'estero ( come già fa l'Enel nei Paesi dell'Est)...forse Tremonti pensa a questo. Mi rendo conto che è una visione egoistica ma la politica estera non si fa con la bontà francescana. Inoltre se altri popoli hanno deciso per il nucleare a fissione questo non rientra nella responsabilità degli italiani.

2) entrare e finanziare fortemente la ricerca sul fronte del trattamento delle scorie nucleari da fissione. Esistono studi molto promettenti in Israele, Germania e Stati Uniti.
Forse stiamo parlando di un business esplosivo...a lungo termine. Starci dentro è importante.

3) entrare e finanziare fortemente la ricerca sul fronte della fusione nucleare. Anche qui, specie nel settore della gestione della materia allo stato di plasma, esistono delle ricerche molto promettenti...dove ci sono molti italiani che studiano in Università straniere...purtroppo!!!

Capisco che a breve termine potremmo non rispettare KYOTO e pagare di più l'energia.
Ma sono sicuro che se non ci sono sviluppi sul punto 2) di cui sopra, a lungo termine le scorie nucleari da fissione saranno una fonte di tensione internazionale molto forte.

azimut72

Anonimo ha detto...

Va bene costruire centrali in Albania e Montenegro, ma a carbone piuttosto che nucleari: costano meno, non ci sono problemi di proliferazione nucleare, il carbone é abbondante (e il Montenegro ne possiede ricchi giacimenti) e i due paesi non risultano firmatari del protocollo di Kyoto. Quindi nienti impegni riguardo la CO2. Senza contare le risorse idroelettriche dell'Albania, sfruttate poco e male.

Mad Max

Anonimo ha detto...

guardate su questo sito come hanno paraculato la frase di tremonti!

www.buttiamociasinistra.com

e purtroppo e' cosi', certe affermazioni - che dimostrano poco interesse per le ragioni ambientali dei paesi vicini - non sono atro che spot elettorali a favore della sinistra...

Alemoropv ha detto...

Credo abbiate tutti ragione da vendere: 1) il concetto di indipendenza energetica è una bufala elettorale e aggiungo io è pure sbagliato come concetto se inteso come autarchia. Non si hanno migliori opportunità di sviluppo riducendo le fonti di scambio con il mondo! 2) Ha ragione il dr Stagnaro: lasciamo che il driver delle scelte energetiche sia il mercato e soprattutto via le mani dei colbertisti nostrani dalle decisioni di strategia industriale, fatte rischiando il capitale estorto ope lege con le tasse dei contribuenti (ahimè, non sembrano ancora giunti i tempi): si limitino a porre paletti sulla salute ambientale e delle persone e lascino alla libera impresa proporre le fonti che meglio soddisfino le esigenze di profitto degli investitori e di mercato degli utenti. Enel già opera secondo il modello Albania senza che nessuno le dica dove e con chi. 3) Temo che Tremonti abbia trovato un efficace slogan per dire ai suoi elettori: >> non si faranno centrali perchè non le hanno volute gli albanesi<<. Cosa priva di logica ma probabilmente consonante con lo spirito dei tempi. P.S. I giornali facciano inchieste autonome sugli sviluppi della faccenda e non interviste compiacenti prive di contradditorio alle corbellerie che dicono gli intervistati. Ciao a tutti e buon voto il 13 aprile!