giovedì 8 maggio 2008

L'euro, il dollaro, il barile

Che il Wti potesse superare la soglia dei 120 dollari al barile era impensabile fino a poco tempo fa. Adesso un rapporto della banca d'affari Goldman Sachs prevede che, nei prossimi 6-24 mesi, si potrebbero raggiungere i 150 o addirittura i 200 dollari. Addirittura il Wall Street Journal lancia un sondaggio chiedendo ai navigatori non se, ma quando tale soglia verrà infranta (solo il 25 per cento ritiene che ciò non si verificherà) (*). Cosa sta succedendo ai prezzi del petrolio? Perché tutte le previsioni, comprese le mie, sono da mesi ribassiste mentre il barile continua a crescere?

La questione è di estrema complessità. Mi pare però siano da isolare alcune componenti delle quotazioni internazionali del greggio. La prima è il rapporto tra euro e dollaro. Una delle ragioni della crescita degli ultimi mesi è indubbiamente il fatto che il barile sia scambiato in dollaro, moneta che - principalmente a causa della politica monetaria della Fed - si è andata svalutando. Tuttavia, gli andamenti dell'ultima settimana sembrano smentire questa tesi: come ha ricordato John Authers, da inizio maggio il petrolio è cresciuto dell'8 per cento, mentre l'euro ha ceduto al dollaro l'1,7 per cento. Si è rotto il giocattolo? Non è così. Sono intervenuti, nel frattempo, tre fattori. Il primo, di natura fisica, dipende dal timore di ulteriori problemi in Nigeria, regione critica per l'approvvigionamento petrolifero, anche se i timori sembrano rientrare. Secondo, la recessione americana - da mesi annunciata - non si fa vedere, e questo sta facendo sparire qualche nuvola dai cieli degli investitori, che iniziano a riguadagnare confidenza nel futuro. Se non vi sarà recessione, non vi sarà neppure contrazione dei consumi, quindi i mercati si aspettano il persistere di una domanda sostenuta. Terzo, il rafforzamento del dollaro sull'euro degli ultimi giorni non deriva da alchimie monetarie, ma dalla crescente convinzione dei mercati da un lato che gli Stati Uniti non entreranno in recessione, dall'altro che invece l'economia europea sia in difficoltà. La domanda europea è meno consistente di quella americana, e più rigida: quindi l'aspettativa di un raffreddamento impatta i cambi ma non il barile.

Questo per quanto riguarda le evoluzioni più recenti. Resta da capire cosa possa spiegare un livello tanto sostenuto dei prezzi. Naturalmente, l'ho già detto, la debolezza del dollaro, che in termini assoluti resta a terra, nonostante il moderato apprezzamento dell'ultima settimana. Tanto più che la Fed potrebbe insistere nella sua politica di taglio dei tassi. Secondariamente, la crisi finanziaria - la quale appare oggi forse meno grave di quanto si potesse temere, ma è ancora presto per dirlo - che spinge gli investitori a scommettere su titoli difensivi, e il mercato delle commodities lo è. Vi è poi il fatto che non passa giorno senza che a un problema risolto ne subentri uno nuovo: da mesi il barometro politico del greggio segna tempesta in Nigeria, Venezuela, Russia, e altri petrostati, senza contare la produzione irachena che non si sa, quella iraniana che resta decisamente al di sotto delle sue potenzialità, eccetera (#). A questi problemi vanno aggiunte le turbolenza al livello della raffinazione, che ancora rappresenta un collo di bottiglia. La domanda asiatica continua a salire, nonostante i prezzi alti (che quindi non sono troppo alti e potrebbero, al netto dell'effetto-crisi e dell'effetto-dollaro, continuare a salire). L'inverno è stato molto freddo, almeno in Nordamerica, e anche qui da noi si è prolungato più del normale. Al tempo stesso, ora sta iniziando la primavera, quindi possiamo attenderci un rilassamento della domanda, almeno fino all'estate (quando la domanda tornerà a salire, ragion per cui è possibile che i 150 verranno comunque raggiunti). Resto, nonostante tutto, convinto che questa dinamica sia destinata a investirsi: a dispetto degli incidenti geopolitici, gli investimenti in nuova capacità produttiva hanno portato la spare capacity a crescere rispetto ai minimi di qualche anno fa, e anche nel downstream i colli di bottiglia sono destinati gradualmente a risolversi. Credo quindi che i fondamentali siano solidi e si stiano rafforzando, dando ragione alle prospettive ribassiste. Poiché i driver della crescita del barile sono politici - si tratti di politica monetaria o di geopolitica - e finanziari, è in quella direzione che bisogna guardare per prevedere dove andrà il greggio. Se hanno ragione coloro che pensano che l'attuale crisi finanziaria sia destinata a chiudersi in tempi relativamente rapidi, e se davvero gli Usa supereranno il rallentamento dell'economia senza entrare in recessione, tra pochi mesi il boccino potrebbe spostarsi nuovamente, come non accadeva da tempo, nelle mani dell'Opec e nelle sue manovre a sostegno dei prezzi. Sono due "se" molto grandi e a cui non sono in grado di rispondere, ma sono anche due "se" incoraggianti perché suggeriscono che la crisi petrolifera non sia, a conti fatti, una crisi petrolifera.

(*) Io ho votato per lo scenario più allarmistico: faccio parte del 29 per cento che pensa sia possibile arrivare a 150 entro la fine dell'estate. Ritengo che, se non sarà raggiunto ora, non accadrà neppure in futuro. In verità, il mio allarmismo poggia su basi di ottimismo, come ho cercato di spiegare in questo post.
(#) A proposito di Iran: non fatevi convincere che la decisione di Teheran di vendere il greggio in euro anziché in dollari abbia qualche influenza reale. Infatti, già adesso a causa dell'embargo nessuna azienda americana opera giacimenti o comunque acquista greggio dal paese islamico. Inoltre i prezzi restano agganciati, e non può essere altrimenti, a quelli internazionali, che sono denominati in dollari.

14 commenti:

Anonimo ha detto...

mai sentito parlare di PICCO DEL PETROLIO??? NO eh? all'istituto bruno leoni di certo non insegnano queste eresie. Eppure devono averti insegnato cosa succede quando si rompe il meccanismo della domanda e dell'offerta, quando la domanda cresce e l'offerta non è in grado di seguirla, anzi è destinata ad diminuire.

petrolio.blogosfere.it

Anonimo ha detto...

Non so quanto potrebbe contare, ma se si vietassero le manovre speculative, oggi permesse, attraverso i derivati, su petrolio e materie prime, probabilmente oggi staremmo un meglio e i soldi sarebbero più nelle tasche dei consumatori piuttosto che degli speculatori.

Carlo Stagnaro ha detto...

Per petrolio.blogosferer.it:

La teoria del picco non mi convince per un'infinità di ragioni. Come ho cercato di spiegare in questo post, la mia convinzione è che gli attuali prezzi del petrolio siano guidati da ragioni finanziarie e monetarie. Comunque, la questione a questo punto è relativamente semplice: se, come penso io, siamo in presenza di una specie di bolla del greggio, essa si sgonfierà gradualmente man mano che ci lasceremo la crisi alle spalle. Se invece sono altri i problemi, il barile continuerà a essere scambiato a valori pari o superiori a quelli attuali. Questo non significherebbe, di per sé, che ci stiamo approssimando al picco: vorrebbe solo dire che la mia tesi è sbagliata.

Quanto alla seconda parte della questione, mi pare mal posta. Per definizione, il meccanismo di domanda e offerta non può rompersi. Quando la domanda cresce e l'offerta non è più in grado di seguirla, non è che crolli il mondo: aumentano i prezzi REALI. L'aumento dei prezzi renderà più convenienti le fonti alternative (dalle cosiddette rinnovabili agli idrocarburi non convenzionali fino al nucleare), e il mondo andrà avanti come prima, solo con un mix energetico diverso e qualche anno un po' turbolento per ragioni di aggiustamento.

Per il secondo anonimo:

Non credo sia opportuno vietare alcunché. Intanto perché, per definizione, ogni operazione borsistica è speculativa. E poi perché la finanziarizzazione dell'energia assolve a una funzione essenziale: distribuire il rischio. Senza finanza, o speculazione, non staremmo meglio: vivremmo in un mondo meno dinamico e più povere di idee e di conoscenza (i prezzi sono informazioni).

Hystaspes ha detto...

caro stagnaro, con tutto il rispetto e con un pelo di provocazione, ti dico che secondo me voi economisti o pseudo tali sbagliate quando considerate il problema da un punto di vista puramente economico ed immaginate semplicemente che l'aumento del prezzo del petrolio renda competitive altre fonti e porti magicamente ad una soluzione del problema, o ad un assestamento tutto sommato accettabile. Se volgiamo è la stessa critica che voi stessi fate ad acluni peakoilers quando dite che considerano il problema solo da un punto di vista tecnologico e non economico. Detto questo, mi piacerebbe sentirle queste ragioni per cui non ti convince, e soprattutto vorrei vedere quali ragioni avresti da opporre da un punto di vista scientifico e tecnologico, piu che vederti rinchiuso in un negazionismo surreale del tipo: "no la teoria del picco non può e non deve essere essere vera, altrimenti tutto quello in cui ho creduto finora e sul quale ho basato la vita, cioè l'economia, verrebbe a crollare ed io andrei in panico". La conseguenza di questo atteggiamento mi sembra una voler leggere ed interpretare tutto in funzione dell'economia o del mercato, "non avrai altro dio all'infuori di lui"...ebbene io sono convinto, che tu e quelli come te vedrete ben presto crollare i vostri idoli. La cosa non sarebbe un problema per me, (ognuno è livero di farsi del male come vuole) se non per il fatto che state trascinando il mondo intero verso il medioevo o qualcosa che gli assomiglia molto, se non ci saranno nel frattempo cambi di rotta significativi. Certo stare qui a battibeccare narcisisticamente se la mia teoria è piu realistica della tua o viceversa, ed escludere a priori la possibilità di un peakoil a breve con successivo repentino calo della produzione, appigliandosi a tesi che diventano sempre più inverosimili con il passare del tempo, mi sembra del tuttto irresponsabile sia da un punto di vista politico-pratico sia da quello scientifico. Quanto alle motivazioni finanziarie e monetarie che adduci, non le metto in discussione, ma mi sembra che tu stia miseramente scambiando le cause con gli effetti. La speculazione non è la causa dell'aumento del greggio, se non in parte, è piu che altro l'effetto di una prospettiva al rialzo. Investiresti tu cosi massicciamente su un bene che potrebbe verosimilmente calare di valore in futuro? Io no. Dopodichè basta guardare i dati sull'estrazione. La produzione è al palo dal 2004, l'OPEC ha opposto per l'ennesima volta il niet a Bush sull'aumento della produzione. Se come dici tu,la prospettiva è di un crollo della bolla speculativa. perchè non aumentano ora la produzione sfruttando al congiuntura?

Ti riporto un pezzo di un'interessante analisi a riguardo del prof Ugo Bardi:

"Fino a pochi anni fa, l'esaurimento generalizzato delle risorse si situava al di la dell "orizzonte dello sconto", ovvero gli operatori tendevano a sfruttare i giacimenti come se le disponibilità fossero infinite. Oggi, la possibilità di esaurimento potrebbe essere entrata nell'orizzonte decisionale degli operatori che tendono a cambiare strategia e a massimizzare i loro introiti non più aumentando la produzione ma aumentando i prezzi."

Puoi leggere l'intero articolo qui:
http://www.aspoitalia.net/index.php?option=com_content&task=view&id=196&Itemid=38

"Quando la domanda cresce e l'offerta non è più in grado di seguirla, non è che crolli il mondo"
Ti dico una cosa, attualmente non esiste alternativa al petrolio che sia automaticamente utilizzabile. E non ti parlo di semplice convenienza economica, ma di limiti tecnologici. Se per te la prospettiva di una grave spirale recessiva mondiale, con conseguente involuzione tecnologica, sociale, e politica per te non è così grave, allora perchè ti poni tanti problemi? Se per te la possibilità che venga meno il fondamento stesso della civiltà industriale, non è poi tanto male, perchè non ti dai subito all'agricoltura? Perchè questo blog? Ah dimenticavo, il narcisismo e la masturbazione teoretica. Beh, in bocca al lupo e chiudi bene la porta a chiave, perchè nel frattempo il mondo li fuori potrebbe degenerare bruscamente ed irrompere sconvenientemente e vanificare i tuoi propositi proprio sul più bello.
Spero almeno che se dovesse verificarsi un effettivo e stabile calo della produzione di greggio a quel punto ammetterete l'evidenza. Ovviamente a quel punto sarà troppo tardi anche per voi strenui negazionisti.
Cordialmente.

Carlo Stagnaro ha detto...

La ringrazio dell'alta opinione, se pensa che io stia trascinando l'umanità verso un nuovo medioevo, niente meno... Comunque, per quel che riguarda il peak oil, ce ne siamo occupati abbondantemente con un paper di Mike Lynch: http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/OP/48_Lynch.pdf

Domenico ha detto...

Mi scusi forse l'ho un po sopravvalutata, non credo che lei stia trascinando l'umanità in un nuovo medioevo, credo che al massimo sia una pedina del complesso sitema. Sul poi fatto che lei ne sia o no consapevole, questo lo lascio decidere a lei. Grazie per il riferimento, non mancherò di studiarlo, ma scorrendolo rapidamente ho avuto l'impressione che si soffermi solo sulla critica della scientificità delle teorie picchiste, e non piuttosto sulla verosimiglianza e riscontrabilità empirica di tali teorie, che sarebbe invece molto più utile. Una critica più formale che sostanziale insomma. Spero che almeno sia pacifico che in futuro il picco o il massimo ci sarà, se non c'è già stato. (forse è meglio chiamarlo massimo per non fare allusioni non scientificamente fondate sull'andamento grafico della produzione che potrebbero urtare la sua sensibilità). Spero che almeno la si smetta di mettere in dubbio SE un giorno si verificherà tale massimo, solo allora avrà senso provare a dibattere sul QUANDO. E' questa la precipua responsabilità sua e di quelli come lei, che, mi permetta, mi sembrano sempre piu disperatamente arroccati su una posizione ideologica e con chiari fini politici.
Non a caso, in fondo al documento a cui fa riferimento, è riportato:

"L’Istituto Bruno Leoni (IBL), intitolato al grande giurista e filosofo torinese,
Chi Siamo nasce con l’ambizione di stimolare il dibattito pubblico, in Italia, promuovendo in modo puntuale e rigoroso un punto di vista autenticamente liberale. L’IBL intende studiare, promuovere e diffondere gli ideali del mercato, della proprietà privata, e della libertà di scambio
La nostra filosofia è conosciuta sotto molte etichette: “liberale”, “liberista”, “individualista”, “libertaria”.
E' uno slancio ideologico che ha lo stesso sapore di quello che c'era ai tempi dei vecchi totalitarismi del secolo scorso, e questo la dice lunga a mio avviso di quanto ci sia di politico dietro questo blog e le sue idee.
E le dico un'altra cosa. La prospettiva di aumento generalizzato dei prezzi, la compressione del potere di acquisto, a sparizione della classe media, le instabilità che sono all'orizzonte per via della crisi energetica non faranno altro che favorire l'involuzione autoritaria nel nostro paese, che peraltro è già in atto.
C'è chi ha interesse a sovrastimare le stime sulle riserve petrolifere, e questo dovrebbe saperlo bene. C'è anche chi ha interesse a far si che l'pinione pubblica non modifichi il proprio stile di vita, per non danneggiare i mercati finanziari e l'economia, a breve termine, con effetti potenzialmlente disatrosi a lungo termine.
Per questo le attribuisco responsabilità specifiche, e non faccia finta di cadere dalle nuvole se glielo dico.
Da lei mi sarei aspettato più un ribattere punto su punto che non un rimando generico e liquidatorio ad uno studio esistente. Spero che riesca ad andare oltre il mio tono provocatorio ed abbia la forza di smentirmi con i fatti sempre che ci riesca. Intanto la cito:

"Cosa sta succedendo ai prezzi del petrolio? Perché tutte le previsioni, comprese le mie, sono da mesi ribassiste mentre il barile continua a crescere?"

Beh io un'idea me la sono fatta. Certo nessuno può esserne certo, ma ho il timore che dovrà ancora prenderne di cantonate di qui in avanti prima che abbia il coraggio di cambiare idea.

Domenico ha detto...

hystaspes= domenico ovviamente.
comunque temevo che i miei commenti venissero moderati, dato il tono, ma vedo che in fondo ci tiene al libero scambio di idee. Di questo gliene do atto.

Carlo Stagnaro ha detto...

Le ho suggerito la lettura di Lynch perché quel paper rappresenta una risposta articolata e precisa alle teorie del picco. Dopo di che, lei non mi può chiedere di credere a una teoria che, a mio avviso, è sbagliata perché (a) non tiene conto degli incentivi economici; (b) si riduce a interpolazioni grafiche sui dati di produzione o scoperta; (c) in ultima analisi si appoggia alla credenza mistica nel fatto che il picco sarà raggiunto all'incirca in corrispondenza dell'esaurimento del 50 per cento delle risorse.

Lei conclude il suo post riprendendo una mia domanda: non serve che le risponda, dacché la risposta a quella domanda era il post che stavamo commentando. Mi limiterò a dire che i picchisti potrebbero farsi forti dei 128 dollari al barile se essi dipendessero effettivamente dai fondamentali, o se stessimo assistendo a un continuo peggioramento dei fondamentali. Veda per esempio:
http://www.agienergia.it/Notizia.aspx?idd=148&id=33&ante=0
http://www.agienergia.it/Analisi.aspx?idd=18&id=68&ante=0

Leggevo, qualche giorno fa, un servizio dell'Oil & Gas Journal sui grandi investimenti in raffinazione nel mercato Nordamericano (13 miliardi di dollari previsti nel 2008, contro i circa 8 dell'anno scorso). Se non ci si aspettasse una produzione sostenuta e prolungata nel tempo (una raffineria non si ripaga in pochi mesi...), crede davvero che simili investimenti verrebbero anche solo presi in considerazione? Eppure, se fossimo in presenza o in prossimità del picco, dovremmo aspettarci un calo produttivo nei prossimi anni, quindi non avrebbe senso aumentare la capacità di raffinazione (che oggi è tirata, ma chiaramente a fronte di cali produttivi si rivelerebbe adeguata).

Hystaspes ha detto...

Grazie per la risposta abbastanza dettagliata. Infatti io non le chiedo di credere a quella specifica teoria sulla quale, per quanto le risulta, potrei avere anche io qualche riserva. Io critico il fatto che su questo blog lei sembra ostinarsi a non voler nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi che quella toeria, al di la dei suoi fondamenti scientifici e a della sua dimostrabilità, potrebbe avere un effettivo riscontro empirico. Ancora una volta, è questa la responsabilità che sto impuntando a lei e a tutti coloro che si adoperano affinchè questa possibilità non venga nemmeno menzionata dinnanzi all'opinione pubblica. In questo, io ravviso un preciso intento politico che non è a mio avviso propriamente lodevole e democratico, ne sul piano etico, ne su quello scientifico. Dopodichè, al di l'a dell'opinabilità del metodo di interpolazione, dovrebbe sapere che la teoria di Hubbert ha previsto bene ed ha avuto riscontro nell'andamento storico della produzione di petrolio in USA, e al momento attuale non è possibile ne dimostrare ne smentire le previsioni in merito all'andamento globale perchè questo è possibile solo successivamente con dati storici alla mano. E il solo fatto che, a suo dire, le teorie picchiste si basano sulla credenza mistica che il picco si verificherà dopo l'esaurimento del 50% delle risorse, in cosa la rende cosi ottimista? Sul fatto che il picco potrebbe verificarsi più tardi con la conseguenza di una più rapida e drammatica fase di declino dell'estrazione?

Io concludo citandola, non per dimostrare che lei non ha risposto alla sua stessa domanda, e non metto in dubbio nel merito le sue riflessioni espresse sul post) ma per chiamare se stesso a testimonianza del fatto che lei sistematicamente sbaglia le previsioni da un po di tempo a questa parte, e continuerà a sbagliare perchè si ostina ideologicamente a non voler prendere in considerazione, nelle sue analisi, la possibilità di un imminente picco di produzione e dell'effetto di una tale prospettiva sugli investitori. In questo senso, la riflessione a mio avviso intelligentissima di Ugo Bardi credo che descriva perfettamente lo scenario attuale. In queesto senso, le logiche di mercato starebbero per essere sovvertite e la speculazione sarebbe più da vedere come un effetto, o almeno come una anticipazione degli effetti, di una prospettiva rialzista relativamente certa perchè basata su prospettive non di mercato, ma rallentamento della capacità di estrazione.

Riguardo gli articoli che mi ha citato, riporto alcuni passaggi:

"L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha recentemente pubblicato un elenco dei principali progetti in ambito OPEC volti a espandere la capacità produttiva lorda di greggio, frazioni liquide del gas naturale e condensati rispettivamente di 1,8 mil.bbl./g, 0,6 mil. bbl./g e 0,74 mil. bbl./g., per un totale di 3,1 mil. Tuttavia, nel 2008 la variazione netta di capacità produttiva di greggio dell’OPEC sarà molto inferiore all’attesa crescita lorda e si aggirerà nell’intorno dei 0,8-0,9 mil. bbl./g. Questo per diversi ordini di ragioni: alcuni progetti richiedono molto tempo prima di concretizzarsi; occorre tener conto del declino produttivo di alcuni giacimenti maturi che in parte compenserà detti aumenti;"

Mi dice che i fondamentali sono buoni,e restando in tema di declino produttivo dei pozzi esistenti, chi le dice che questi dati, comunque preoccupanti, siano attendibili e non siano peggiori diq uelli dichiarati? Come ho già sottolineato, i produttori hanno interesse a sovrastimare le proprie capacità produttive future per ragioni di concorrenza e di mercato.

Poi, mi suscitano ilarità considerazioni di questo tipo:

"Più nel dettaglio, l’affermazione per cui la domanda stia aumentando vertiginosamente si basa sulle aspettative della rapida crescita dei consumi di greggio in Cina e India. Nonostante questi due paesi abbiano visto la propria domanda di greggio crescere velocemente – e tale trend continuerà anche in modo più significativo in futuro – questo non è stato sufficiente a portare la crescita della domanda mondiale di petrolio oltre i livelli storici. Infatti, negli ultimi due anni non solo la domanda mondiale è cresciuta a tassi inferiori di un terzo rispetto a quelli del decennio precedente (1,2% all’anno contro l’1,8%), ma anche la domanda cinese è rallentata dal 10% annuo al 6%."

Qui si parla di in modo che vuole essere rassicurante di diminuzione di crescita relativa, quasi facendola passare per diminuzione assoluta della domanda...quando in realtà è proprio il contrario, la domanda aumenta ininterrottamente, e l'offerta mi sembra, sia sotanzialmente ferma da anni! Per giungere a quelle conclusioni andrebbe fatto uno studio comparato sull'andamento della domanda e dell'offerta, ma sinceramente, ho la sensazione che uno studio del genere condurrebbe a conclusioni opposte a quelle sostenute nell'articolo.

Comunque, ancora una volta qui si cerca di confutare delle ipotesi che sono geologicamente e tecnologicamente determinate, con delle argomentazioni che spaziano su un ambito, quello economico finanziario, che ha solo un'influenza indiretta e limitata.

Ai suoi articoli e argomentazioni potrei contrapporne molti altri in senso opposto, ma mi limito a questi:
intanto la produzione russa sembra essere arrivata al picco, anzi lo avrebbe già superato. La notizia è recente:
http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20602099&sid=arXTpOY4omL4&refer=energy
http://petrolio.blogosfere.it/2008/03/russia-e-nel-2008-la-produzione-comincia-a-calare.html

Riguardo la sua ultima considerazione sugli impianti di raffinazione, le rispondo subito. Innanzitutto mi sembra di aver sentito che la capacità di raffinazione in nord america sia insufficiente, e gli investimenti potrebbero essere una risposta anche politica al problema sempre più sentito del caro benzina negli USA. Comunque non vedo dove sia il problema perchè le teorie picchiste non affermano che a partire dal picco non ci sarà più petrolio, ma ce ne sarà gradualmente sempre meno, e questa fase potrebbe durare anni. Le ripercussioni più gravi ed immediate sarebbero più sul piano economico e sociale, ed in quest'ottica non vedo contraddizione con gli investimenti nordamericani. Per di più, con l'esaurirsi delle riserve di petrolio "facili", tali investimenti potrebbero benissimo rappresentare un adeguamento degli impianti per il trattamento, a fronte di un progressivo scadimento della qualità del petrolio disponibbile sul mercato, per il maggiore ricorso a petrolio "non convenzionale", (sabbie bituminose ecc) in rapporto a quello convenzionale in progressivo esaurimento.

Mi permetto di darle un consiglio, lascio a lei stabilire se si adatta al suo caso o meno. Spesso si è portati su base ideologica e dogmatica a cercare riscontro ed oggettivazione alle proprie idee in un ambito più scientifico. Poi a ben vedere ci si rende conto, spesso a posteriori purtroppo, che
sotto il complesso impianto teoretico si insinuano punti di vista soggettivi tali da invalidare tutta la teoria e imporre un ribaltamento di prospettiva. E' successo a Marx, non vedo perchè non possa accadere anche a lei.
Se lei è uno di quelli per cui il mercato è una cosa nella quale riporre una fede inattaccabile, che il paradigma dello sviluppo economico indefinito non è da mettere mai in discussione e bisogna negare strenuamente ogni evidenza dei fatti fintantochè questa mette in discussione il proprio modello di riferimento, allora disponga ben bene su un altare il suo mercato in modo che possa continuare ad adorarlo, assieme a tutti gli altri feticci, tipo quelli a cui si sipira l'IBL, e preghi, preghi intensamente perchè probabilmente saranno tempi duri e solo un miracolo da parte del suo dio potrà salvarla.

Hystaspes ha detto...

Ancora una notizia, rispetto all'ipotetico aumento di produzione dell'Arabia Saudita:

``The market is really looking for light sweet crude and there isn't really a huge demand for what Saudi Arabia has to offer,'

http://bloomberg.com/apps/news?pid=20602099&sid=aIrm_tFuQ3uc&refer=energy

Carlo Stagnaro ha detto...

Parto dal fondo: non vedo in che modo la notizia sul petrolio saudita giacente riguardi questa discussione. Lo so anch'io che le raffinerie occidentali non prendono oli sour. E allora?

Quanto al mio presunto rifiuto pregiudiziale di prendere in considerazione le teorie sul picco, resto perplesso. Come può uno prendere per buona una teoria che è fallace? Anche dal punto di vista dei dati, è ovvio che le curve fittino col passato: sono state costruite su di esso. Ma non danno alcuna informazione rilevante sul futuro. Tanto più che le previsioni di Hubbert si sono rilevate accurate per gli Usa per due ragioni. Prima: il sottosuolo americano è ampiamente esplorato e conosciuto, quindi è possibile fare della estrapolazioni, ma lo stesso non si può dire del sottosuolo globale, che anzi è largamente ignoto (per dire, mezzo Iran e tre quarti di Iraq sono del tutto ignoti). Secondo: perfino la produzione americana cambierebbe profilo, se solo si rimuovessero i vincoli all'esplorazione artica. Per non dire dei nuovi giacimenti scoperti nel golfo del Messico, che potrebbero rivelarsi MOLTO interessanti.

Mettere in discussione la teoria del picco non significa soltanto allontanare il picco: significa mettere in questione (a) l'esistenza di UN SOLO PICCO DI PRODUZIONE IN CORRISPONDENZA DEL 50% DELLE RISORSE e (b) pensare che il picco di produzione potrebbe derivare non dall'esaurimento fisico della risorsa, ma dall'imporsi di una risorsa concorrente e migliore.

Quanto alla Russia, mi pare che il problema sia di natura strettamente tecnologica. Finché il paese resterà chiuso agli investimenti stranieri, la produzione non terrà il passo (lo si vede soprattutto nel gas).

Torno alla mia domanda che apre questo post. Io penso di aver sbagliato le "previsioni" (virgoeltto, ovviamente) non perchè non abbia considerato l'eventualità del picco - smentita, banalmente, dal fatto che la produzione sta continuando a crescere - ma perché non avevo previsto (tra l'altro) il crollo del dollaro, il credit crunch, il persistere e anzi l'intensificarsi del caos politico in Nigeria, Venezuela, Iran, eccetera. E' alla luce di questi fattori che credo di poter spiegare la differenza tra il prezzo del greggio sui mercati e il prezzo che parrebbe giustificato alla luce dei fondamentali.

Hystaspes ha detto...

Devo dedurre che oltre a non leggere i miei interventi non legge nemmeno gli articoli che mi riporta a sostegno delle sue tesi; l'Arabia Saudita c'entra eccome. Parlavamo dell'aumento (ipotetico) della produzione dei paesi OPEC. Le ho citato quell'articolo per indurla a considerare che anche un eventuale aumento della produzione totale non si traduce automaticamente in un aumento dell'offerta di greggio che sia al contempo qualitativamente in grado di soddisfare la domanda.

"Lo so anch'io che le raffinerie occidentali non prendono oli sour. E allora?"
E allora anche un apparente aumento di produzione può nascondere una sostanziale scarsità di offerta. Lo dimostra quell'articolo che ho riportato.

"Come può uno prendere per buona una teoria che è fallace?"
Ma lo sa cosa è una teoria??
Il termine teoria (dal greco theorein) è diverso da teorema. Una teoria, a differenza di un teorema, è qualcosa che non è ancora scientificamente dimostrato, è un impianto speculativo, una congettura. Ora lei non può attribuire ad una teoria il carattere di teorema ed attaccarla su questa base, solo perchè la sua chiusura ideologica non le permette nemmeno di prenderla in considerazione come reale possibilità (quindi come teoria, appunto). La non dimostrabilità di una data teoria, elaborata sulla base di specifici postulati, non ne implica affatto la falsità! Queste sono nozioni elementari di logica...ad ogni modo, glielo ripeto per l'ennesima volta, non le sto chiedendo di credere a QUELLA specifica teoria, ma soltanto di prendere in considerazione la reale ed effettiva POSSIBILITA che siamo di fronte ad uno scenario di scarsità dell'offerta rispetto alla domanda, e non serve ricorrere ad Hubbert per delineare uno scenario simile.

"è ovvio che le curve fittino col passato: sono state costruite su di esso. Ma non danno alcuna informazione rilevante sul futuro"

quindi come le dicevo, questo non le da alcuna informazione sul futuro per poter dire che la teoria è falsa, ne tantomeno che il picco non sia prossimo o che segua l'andamento che lei ipotizza.

Se, riguardo l'Iraq, si riferisce alla parte occidentale del paese, mi spiace deluderla ma quelle zone sono poco esplorate perchè sono geologicamente inadatte ad ospitare giacimenti. Proprio come la confinante Giordania, che infatti ha una produzione nulla di petrolio. E comunque, a parte il fatto che sono e restano riserve ipotetiche, e quindi potrebbero benissimo non esserci affatto, chi le dice che siano sfruttabili? Non parlo solo in termini economici, ma anche e soprattutto in temrini energetici, cioè di EROEI. Pescare petrolio in fondo all'artico, potrebbe costare più energia di quella ricavata dall'estrazione.
In più, le dico un'altra cosa...ci sono fondate ragioni per ritenere che le stime sulle riserve accertate, in particolare quelle dei paesi OPEC, siano AMPIAMENTE sovrastimate. Questo perchè negli anni 80 ci sono stati enormi ed improvvise rincorse al rialzo delle stime sulle riserve, non giustificate da avanzamenti tecnologici sull'esplorazione. In pratica, la quota di esportazione di ogni membro dell'OPEC è stabilita in base alle riserve di ogni paese, quindi sovrastimare le proprie riserve significa aumentare la propria quota ed ottenerne un chiaro vantaggio economico.

"l'esistenza di UN SOLO PICCO DI PRODUZIONE IN CORRISPONDENZA DEL 50% DELLE RISORSE"

questa affermazione si basa su dei dati, ha una sua teoria alternativa che la induce a pensare che debba essere così, o si tratta solo di una sua ipotetica speranza?

"il picco di produzione potrebbe derivare non dall'esaurimento fisico della risorsa, ma dall'imporsi di una risorsa concorrente e migliore."

Quale??? lei la conosce questa risorsa?? attualmente non mi pare che esista. Se sta pensando al gas naturale, esso è soggetto agli stessi problemi del petrolio, sarebbe impensabile sostituirlo con questa risorsa. Forse all'idrogeno?? l'idrogeno non è una fonte di energia, bensì un vettore. non resta che confidare nella benevolenza di qualche dio a questo punto...

"Quanto alla Russia, mi pare che il problema sia di natura strettamente tecnologica."

Le pare male!
http://qualenergia.it/view.php?id=594&contenuto=Articolo

"uno dei dirigenti della più grande compagnia petrolifera della Russia, la Lukoil, ha dichiarato che per sviluppare nuove riserve in modo da mantenere inalterata la produzione servirebbe un investimento pari a 1000 miliardi di dollari"

Ha per caso 1000 miliardi di dollari da prestare? poi faccio un saltino in banca do il mio contributo anche io...
più in generale:
http://petrolio.blogosfere.it/2008/05/qualcuno-ha-centomila-miliardi-di-dollari.html

"l'eventualità del picco - smentita, banalmente, dal fatto che la produzione sta continuando a crescere"
FALSO, questo smentirebbe al massimo il fatto che il picco c'è già stato, non dice affatto che non ci sarà a breve o addirittura che non ci sia oggi. Comunque la crescita non è significativa, e come le ho già spiegato una crescita quantitativa potrebbe benissimo celare un calo qualitativo. Tra l'altro i maggiori picchisti sono abbastanza concordi nello stimare la data del picco complessivo (petrolio convenzionale e non) attorno al 2010.

Comunque, se lei "crede" di poter spiegare il prezzo del greggio con le sue ipotesi faccia pure. Io intanto "credo" che ci sia poco di realistico in questo. Realismo energetico...mah
non mi stupisco che questo blog non sia molto frequentato, e, se mi permette, "credo" che lo sarà sempre meno in futuro.

Carlo Stagnaro ha detto...

Comincio a pensare di non essere in grado di esprimermi con chiarezza. Nell'ordine:

(a) L'Arabia Saudita non c'entra, perché è ovvio che i colli di bottiglia alla raffinazione sono di breve termine e sono destinati a esaurirsi, man mano. L'Arabia sta affrontando importanti investimenti nel downstream, che probabilmente puntano a destinare al consumo interno gli oli di cattiva qualità, e liberare risorse per i mercati. Il risultato sarà di alleggerire la tensione sugli oli leggeri e a basso tenore di zolfo, che sono quelli in condizioni oggi più critiche.

(b) Le teorie del peak oil non sono convintenti sul piano teorico. Perché non c'è nessuan ragione al mondo per cui le cose debbano andare come i peak oiler predicono. Sbaglio? Lo sapremo tra qualche anno. Se ho ragione, il prezzo reale del petrolio tra - diciamo - 10 anni sarà più basso (a indicare un aumento dell'offerta relativamente alla domanda). Se però il prezzo fosse più alto non significherebbe necessariamente che ho torto. Poi, lei mi diche che il curve fitting non mi dà informazioni sull'assenza del picco (vero) ma vorrebbe che io lo prendessi per buono a sostegno della possibilità del picco... Mah! Comunque l'aspetto di fondo è questo: per i peak oilers è la geologia a guidare il mercato; per me - confortato dall'osservazione dei mercati delle commodities negli ultimi 20 mila anni oltre che da solide ragioni teoriche - è vero il contrario.

(c) Non so quale risorsa sostituirà il petrolio. Se lo sapessi, vi investirei tutti i miei soldi e punterei così a una tranquilla pensione ;-)

(d) Quella sui maggiori picchisti mi fa sorridere. E' da 20 anni che i maggiori picchisti sostengono che il picco sia già stato raggiunto e superato.

(e) Lei può credere quello che vuole, ma allora non capisco perché perda il suo tempo su questo blog. Grazie del contributo e arrivederci.

Hystaspes ha detto...

Io la capisco benissimo, e si esprime con chiarezza, il problema è che fa finta di non capire.

a) Quello che dice sull'Arabia Saudita, se vero, è comunque marginale. Oltre alle sue riserve sovrastimate, si aggiunge il problema che una produzione a ritmi troppo elevati avrebbe deteroriato i pozzi e diminuito la quantità estraibile. Inoltre corre voce che Ghawar, il piu grande giacimento al mondo e dal quale dipende gran parte della produzione dell'AS, sia in declino e di fronte a ciò gli investimento potranno fare ben poco.

"(b) Le teorie del peak oil non sono convintenti sul piano teorico. Perché non c'è nessuan ragione al mondo per cui le cose debbano andare come i peak oiler predicono. Sbaglio?"
Si sbaglia. Ho letto l'articolo critico che mi ha citato, e si limita a mettere in evidenza dal punto di vista formale alcuni aspetti critici e solo in riferimento ad alcune teorie peakoil, senza invalidarne sostanzialmente la validità. Per di più in rete qualora volesse andare a cercare ci sono molti altri documenti scientifici che rispondono anche a tali critiche.
Inoltre le ragioni per cui l'andamento debba seguire quelle previsioni ci sono eccome, e stavolta Hubbert e le interpolazioni c'entrano ben poco:

"The world's premier energy monitor is preparing a sharp downward revision of its oil-supply forecast, a shift that reflects deepening pessimism over whether oil companies can keep abreast of booming demand."

Qesto articolo le consiglio di leggerlo attentamente e fino in fondo:

http://online.wsj.com/article/SB121139527250011387.html?mod=hps_us_whats_news


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/05/petrolio-aie-rapporto-produzione.shtml?uuid=d5483bbe-2809-11dd-9059-00000e25108c&DocRulesView=Libero

http://qualenergia.it/view.php?id=41&contenuto=Editoriale

Addirittura Il Giornale:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=263510

"Il rally dei prezzi del petrolio non solo non finirà, ma provocherà una crisi finanziaria globale "che inizierà tra il 2010 e il 2015" e che durerà tra i 10 e i 12 anni. L’oro nero volerà fino ai 300 dollari al barile e i prezzi della benzina balzeranno fino a 15 dollari al gallone. Previsioni che fanno rabbrividire, soprattutto se si considera che a formularle è Charles T. Maxwell, battezzato come il "numero uno tra gli analisti dei mercati petroliferi". "

Il Kazakhstan ha di recente bloccato le esportazioni di prodotti petroliferi, per destinarli al solo mercato interno al fine di calmierare i prezzi e di evitare instabilità. Da un giorno all'altro, 220.000 barili al giorno in meno sul mercato mondiale. Questo in assoluto accordo con teorie quali "Export Land Model", secondo cui il calo della disponibilità di materia prima per i paesi importatori (come l'Italia) sarà ben più drastico e disastroso di quanto sarebbe normalmente prevedibile, in una fase di declino produttivo post picco.

"lei mi diche che il curve fitting non mi dà informazioni sull'assenza del picco (vero) ma vorrebbe che io lo prendessi per buono a sostegno della possibilità del picco... Mah!"

ASSOLUTAMENTE NO!! A parte il fatto che le toerie peak non si basano solo sull'interpolazione, io non voglio affatto che lei lo prenda per buono in maniera acritica e su queste premesse!! Le ripeto ancora una volta, quello che critico è che lei non può escluderne a priori la validità come invece si ostina a fare, e dovrebbe al più confrontarsi continuamente con i dati che da di fronte e tentare di confutarli.

Non capisco su quali basi afferma che non siano i fattori geologici a influire sulla produzione o sul mercato! Certo non sono gli unici ad innfluire, ma possono diventare determinanti in particolari situazioni!
A meno che lei non sia un sostinitore della teoria abiotica, in questo caso,
vorrebbe dire che siamo messi proprio male...

c) l'unica speranza potrebbe essere data dalla clamorosa notizia di oggi sulla sperimentazione della fusione fredda. Ovviamente siamo ben lontani da una reale applicabilità in ambito energetico di questa scoperta e, anche se i sengali sono promettenti, potrebbe rivelarsi un fallimento. Tuttavia con queste premesse e nel caso il picco fosse prossimo, non riesco a capire come ci si possa ostinare ad affidare con leggerezza il futuro della società industriale ad una risorsa che al momento non ha alternative e ci espone a cosi forti rischi e a ben misere prospettive.

(d) Evidentemente non è bene informato sulle previsioni dei picchisti. 20 anni fa non prevedevano il picco, al massimo si trattarono di false attribuzioni della stampa. Le previsioni sul picco riguardano gli anni successivi al 2000, soprattutto 2005 e 2006, per i quali comunque è presumibile che abbiano visto giusto per quanto riguarda il petrolio convenzionale. Dal 2004 ad oggi comunque il livello di produzione è abbastanza costante, tale da prefigurare potenzialmente l'andamento di ondulating plateau previsto attorno al picco.

Perchè perdo tempo su questo blog? Per altruismo, evidentemente malriposto.
Credo che potrei stare qui a smontarla punto per punto ancora per molto ma credo che nessuno di noi ne abbia la voglia,tanto più che porla davanti all'evidenza non sembra sufficiente per farle cambiare idea. Evidentemente difendere a tutti i costi le sue posizioni in modo surreale le sta più a cuore che affrontare realisticamente la questione, al di là di ogni ideologia o interesse politico.
Non mi stupirei di trovarla ancora qui sulle stesse posizioni in futuro, quando il petrolio avrà sfondato ogni record e ormai tutti gli analisti avranno ammesso l'evidenza. Per questo basterà aspettare novembre, quando con ogni probabilità secondo indiscrezioni l'IEA dichiarerà pubblicamente una drastica revisione al ribasso delle sue stime sulla produzione. Ma ovviamente questo a lei non interessa.

Perdere tempo su questo blog mi è servito anche a trovare conferma ai miei timori. C'è una schiera di individui che ruotano attorno a certi interessi che si adoperano per diffondere notizie ed opinioni distorte,(volontariamente o ideologicamente costruite attorno a falsi assunti teoretici) al fine di rassicurare i consumatori e non turbare i mercati, per preservare un certo status quo. "Business as always", a tutti i costi e fino alla fine...

Normalmente persone come lei non godrebbero di molta credibilità in ambito giornalistico, ma se l'impressione che ho leggendo la sua biografia è giusta, ci sarà sempre qualcuno nell'estabilishment che avra interesse a mantenerla al suo posto affinchè possa continuare a sostenere certi interessi, indipendentemente dal fatto che lei sia consapevole o meno del ruolo che ricopre.
Grazie a lei per la disponibilità e buona fortuna per la sua carriera.