sabato 31 maggio 2008

Meno tasse sui carburanti

Oggi il Sole 24 Ore dedica il terzo editorialino alla spinosa faccenda dei prezzi dei carburanti, mettendo in evidenza una questione molto vera: ai due estremi del mondo, si pongono problemi opposti. Da un lato, in Europa, vi è chi cerca una scappatoia da una fiscalità troppo opprimente (come ha raccontato Luigi De Biase sul Foglio di ieri). Quindi il problema è che i prezzi oggi sono vicini a un punto di rottura, ma se si allarga lo sguardo si può affermare che gli europei hanno consumato troppo poca benzina (e gasolio) negli ultimi anni. Dall'altro, nelle grandi economie emergenti, i prezzi dei carburanti sono pesantemente sussidiati: si ha dunque l'effetto opposto, la domanda continua a crescere baldanzosa a dispetto del barile che vola sempre più in alto, semplicemente perché questo segnale di prezzo non raggiunge il consumatore finale. In mezzo, gli Stati Uniti, storicamente caratterizzati da una fiscalità moderata e però incerti sul futuro, e spaventati da uno scenario - certo possibile ancorché improbabile - di prezzi in crescita ininterrotta. Il quotidiano di Confindustria conclude con una nota di ottimismo: "alla fine Washington lascerà fare al mercato". Che significa "tenere la macchina in parcheggio", oggi, ma anche accettare che - ieri e domani - chi vuole possa permettersi auto dai consumi molto pronunciati. Dovremmo far lo stesso anche in Europa. Credo sia importante ridurre le accise sui carburanti, ma era altrettanto importante cinque anni fa, quando il greggio era su livelli incredibilmente più bassi degli attuali. Invece, in questo lustro le accise sono state ripetutamente aumentate, prima da Silvio Berlusconi e poi da Romano Prodi. Il problema, insomma, è ridurre strutturalmente la pressione fiscale, non farlo selettivamente quando si vuole imbrigliare il vento del populismo.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Perchè imbrigliare? Al massimo il contrario, cavalcare il vento del populismo Stagnà! Mario R.

Anonimo ha detto...

Veramente per me il punto é la pressione fiscale complessiva, e non specificamente le accise sui carburanti. Quelle possono anche restare, incoraggeranno il risparmio energetico. Fosse per me ridurrei semplicemente l'IVA.

Carlo Stagnaro ha detto...

Mario - Vabbé, ci siamo capiti.

Anoniamo - Sono d'accordo. Il problema è la pressione fiscale complessiva. E se dovessi scegliere qual è l'imposta da diminuire per prima, direi l'imposta sul reddito. Questo non mi impedisce di vedere che tutte le tasse sono troppo alte, e qualunque riduzione è auspicabile.

Archimede ha detto...

Mi sembra una visione un po' miope.

Il problema dei combustibili non è solo "meno costa la benzina più ne posso usare"; il problema è che se se ne consuma di più, bisogna anche adeguare tutte le strutture necessarie a supportare questo maggior traffico...
Insomma: se la benzina costa di meno, e posso permettermi di consumarne di più, ho due possibilità:
- mi compro un bel SUV, 6 cilindri a V; faccio gli stessi km che facevo prima, ma consumo il triplo; l'unico vantaggio è per il mio ego frustrato
- faccio il doppio o il triplo di km; però, a parte il fatto che qualcuno mi deve spiegare dove cacchio dovrei andare e perchè per fare tanti km, bisogna anche considerare che le strade ed autostrade dovranno esser adeguate a questo maggior traffico (non sarò mica io l'unico pirla che triplica la sua percorrenza annua, vero?!?!)
Considerato che le strutture italiane sono già adesso sull'orlo del collasso, e che non esistono motivi razionali per volere un maggior traffico di beni o persone rispetto all'attuale, direi che qualsiasi misura che scoraggi un maggior uso degli automezzi è il benvenuto... maggiori accise comprese.
Io, personalmente, sono favorevolissimo ad una accisa secca di 2 euro al litro sulla benzina.
Dopodichè, il mercato saprà premiare quegli operatori che sapranno efficacemente sfruttare la situazione diventando più competitivi, e spazzare via i dinosauri che non sanno adeguarsi...

Anonimo ha detto...

Ma bravo archimede,2 euro al litro di accisa. così magari con il maggior gettito fiscale assumiamo altri 200-300.000 lavoratori statali.Bravo Archimede.