L'emendamento del leghista Maurizio Fugatti, che avrebbe soppresso il collegio dell'Autorità per l'energia, sarà stralciato. E' una notizia buona ma, come si dice, non finisce qui. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha infatti argomentato che, sebbene questa norma non possa essere inserita in un decreto (meno male che se ne sono accorti), entrerà probabilmente nel ddl. Appuntamento, quindi, rimandato a settembre.
A mio avviso la situazione resta inquietante. L'attacco ad Alessandro Ortis nasconde, in realtà, un attacco all'indipendenza del regolatore. Non stupisce che, a fronte del rischio che si staglia all'orizzonte, si siano moltiplicate le dichiarazioni a difesa dell'Autorità, da parte di amici ma anche di chi, senza averne mai fatto mistero, cordialmente antipatizza. Il problema è che se passa il principio che il collegio può essere rimosso, allora l'Autorità non è più indipendente (nella misura in cui l'indipendenza è possibile). Diventa un'agenzia al servizio del governo, e questo è grave perché crea un clima di instabilità e incertezza (ancora più di quante ne abbiamo, intendo). Un amico mi ha scritto facendomi notare che pure Ortis qualche cazzata non se l'è negata. Vero. Ma Ortis non viene accusato da chi lo vuole rimuovere di non avere le necessarie competenze, ma solo di far bene il suo mestiere - cosa che dà immensamente fastidio a chi vorrebbe un regolatore debole o al guinzaglio. Per di più, se anche il problema fosse di natura tecnica, il valore di un'Autorità sta appunto nella garanzia che essa si possa muovere con un ragionevole grado di autonomia, come ha ricordato Franco Debenedetti. Peraltro, Ortis non è che sia sceso dalla Luna, ma è stato messo al suo posto dagli stessi che oggi lo vogliono far fuori. Che poi queste stesse persone non siano state in grado, dalle dimissioni di Fabio Pistella meno di un anno dopo l'insediamento, di nominare i tre membri mancanti del collegio, e che neppure gli avversari siano stati capaci di farlo, è un altro discorso, che riguarda non Ortis ma l'incapacità del nostro ceto politico.
La manovra Fugatti (di cui sarebbe forse utile tracciare l'albero genealogico - penserete mica che sia lui il padre biologico?) arreca un danno enorme al paese. Se anche rientrasse completamente - e di questo parleremo a settembre - ha ormai creato il precedente. I regolatori non sono più liberi come lo erano prima. Questo i mercati l'hanno visto, capito, e trarranno le conseguenze. Il country risk italiano sale, sale, sale.
PS Qualcuno mi ha chiesto di commentare le strampalate dichiarazioni del primo ministro sulla fissazione del prezzo del petrolio dal lato della domanda. Mi sembrano talmente folli che ogni commento sarebbe una perdita di tempo. A' la guerre comme à la guerre - con lo scolapasta saldamente calato in testa.
PPS Sul compagno Fugatti, che oltre ad abolire l'autorità vorrebbe anche sabotare la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, si veda Luigi Ceffalo @ Liberalizzazioni.it.
mercoledì 16 luglio 2008
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