Davvero sorprendente l'intervista del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al Corriere della sera: a parte le varie amenità sull'invasione russa della Georgia (qui splendido pezzo di Luigi De Biase) e la lezione sulla fine della "grande illusione dell'economia che genera sviluppo perpetuo e, con questo, la pace perpetua" (la pace non so, sullo sviluppo perpetuo gli ultimi 20 mila di storia umana forniscono qualche evidenza), Tremonti interviene anche sulla questione del petrolio. In questi termini:
"L’aspetto orrendo della speculazione è sul grano, sul mais, sugli alimenti. Anche sul petrolio. Nel giro di sei mesi il prezzo è salito vertiginosamente e poi precipitato. E’ la prova che dietro c’era la speculazione. Da un lato questa ha divorato se stessa, causando recessione, dall’altro ha subito i colpi dell’azione forte di molti governi".
Non so cosa ci sia di orrendo nella speculazione. Questo è un giudizio morale che vale quel che vale, cioè nulla. Il problema è diverso: la speculazione serve. Serve a far emergere le aspettative del mercato e, con esse, a indirizzare gli investimenti. Cosa ci dice il fatto che il prezzo del greggio sia prima salito e poi sceso? Essenzialmente, tre cose. La prima è che, dal lato dei fondamentali, la spare capacity non garantisce ancora un margine sufficiente a proteggere l'offerta contro il rischio di disruptions (dovute a qualunque causa: naturale, politica, incidenti, terrorismo, eccetera). La seconda è che gli speculatori, che non sono solo tori ma anche orsi, hanno recepito il messaggio non della recessione, sulla cui esistenza ancora dubito e spero, ma di una domanda che è più elastica di quanto si riteneva. La terza è, appunto, che la speculazione non gioca solo al rialzo, ma anche al ribasso. La speculazione, quindi, non ha "divorato se stessa", che non si capisce cosa voglia dire, ma semplicemente ha seguito un corso razionale: prima ha evidenziato la necessità di investimenti (a monte) e di correzione di comportamenti troppo energy intensive (a valle); e poi ha preso atto che entrambi i meccanismi si sono messi in moto.
Quanto poi all' "azione forte dei governi", difficilmente si riesce a trattenere un sorriso, anzi una risata. Perché queste azioni forti non le ha viste nessuno, a meno che per azioni forti non si intendano le ciacole. I governi, in effetti, non hanno fatto granché, perché non c'era molto che potessero fare. Nulla contro la speculazione, anzitutto, e se l'avessero fatto sarebbe stato peggio perché avrebbero reso i prezzi del petrolio (e delle altre commodities) più volatili ancora di quanto sono (qui Mario Seminerio). Nulla, poi, a favore di un ampliamento dell'offerta (con l'unica, macroscopica eccezione dell'avvio, negli Usa, dello sblocco delle attività minerarie offshore - qui tutto quello che dovete sapere - rispetto al quale il dato rilevante è la sostanziale convergenza tra McCain e Obama). Nulla, infine, per contenere i consumi, anzi. Posto che avrei trovato paradossale interventi in questa direzione (cioè aumenti del prelievo fiscale sull'energia o simili), i governi - compreso quello italiano - si sono mossi semmai nella direzione opposta, con riduzioni temporanee e mirate ad alcuni gruppi di rent seekers del carico fiscale. A meno che Tremonti non si riferisca alla scelleratezza della Robin Hood Tax, adottata o in discussione dall'Italia e da altri paesi. Se ha un effetto, e nella bassa misura in cui l'Italia influenza i prezzi internazionali del petrolio, la Robin Tax spinge esattamente nella direzione opposta, perché drena alle compagnie petrolifere risorse che potrebbero essere investite in esplorazione e produzione, e perché aumenta il prelievo tributario.
Insomma: va bene che un politico per mestiere deve vendersi nel modo migliore possibile, ma al ridicolo dovrebbe esserci un limite.
giovedì 14 agosto 2008
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9 commenti:
Chiariscimi in che senso un giudizio morale "vale quello che vale, cioè nulla", per favore: parliamo della castroneria tremontiana di giornata o dei giudizi di valore in generale?
Direi a metà strada. Un giudizio di valore non aiuta a comprendere come si svolge un determinato fenomeno, ma se quel fenomeno è buono o cattivo. A noi non interessa, qui, capire se la speculazione è buona o cattiva: interessa capire (a) se esiste, (b) come funziona, (c) quali effetti produce, (d) se tali effetti sono desiderabili oppure no, ed (e) se il fenomeno osservato (crescita e poi discesa dei prezzi del petrolio) è dovuto alle cause identificate da Tremonti.
"sullo sviluppo perpetuo gli ultimi 20 mila di storia umana forniscono qualche evidenza"
Stagnaro, direi che in logistica non sei molto ferrato... ti consiglierei di googlare cominciando, ad esempio, con "Lotka-Volterra", ma soprattutto con "sigmoide"... e poi, quando ti sarai reso conto di aver scritto una castroneria, di correggere il tuo post (che non ti fa certo fare bella figura).
Stagnaro erra. L'intervento dei governi è stato non forte, fortissimo. Grazie alla loro azione coordinata per la prima volta nella storia il PIL trimestrale dei Paesi Euro è sceso rispetto al trimestre precedente.(Poi è anche calato di brutto il consumo di petrolio negli Stati Uniti, hanno smesso di ordinare acciaio per le Olimpiadi pechinesi, e sono successe alcune altre piccole cose; incomparabili però per effetti alla decisa azione dei governi più illuminati). In base a questo straordinario risultato possiamo dire con vanto che è ormai in via di bonifica il terreno di coltura della speculazione rialzista.
Se questo è il prezzo, ridatecela.
Mah. L'osservatore non è mai neutro, per la verità. Lo stesso attributo di "desiderabilità" non prescinde (come potrebbe?) da valutazioni di ordine morale.
E se la questione si risolvesse invece dimostrando la piena moralità della "speculazione"? Il problema di Tremonti è che considera inautentico il profitto ottenuto senza un sottostante fisico fatto di sudore, lacrime e sangue: forse occorre una confutazione preliminare di questo assunto.
Dopotutto il fatto che un fenomeno accada non basta a giustificarlo.
Archimede - non capisco tanta animosità contro una cosa ovvia. Il trend lungo tutta la storia umana è chiarissimo, e ci dice che il Pil continua ad aumentare. Punto.
Massimo - se Trem e soci arrivassero a un tale livello di raffinatezza, vivremmo nel migliore dei mondi possibili ;-)
Ismael - Sì e no. Nel senso che il punto in discussione, qui e ora, non è tanto la natura della speculazione, quanto i suoi effetti e il suo rapporto con la crisi in corso. In questo senso dico che le valutazioni morali lasciano il tempo che trovano: se non c'è consapevolezza che A causa B, o che A è correlato con B, e che A a sua volta risponde a C, diviene piuttosto marginale confrontarsi sulla moralità di A. Cioè, potremmo anche farlo, ma difficilmente arriveremmo a conclusioni sensate, non avendo definito l'oggetto A...
Caro Stagnaro, nessuna animosità.
Però vorrei farti notare che:
1 - la storia umana comincia, convenzionalmente, 3.000 anni fa 8 e non 20.000...)
2 - ciò che ate sembra "ovvio", ovvero che "Il trend lungo tutta la storia umana è chiarissimo, e ci dice che il Pil continua ad aumentare. Punto." è una castroneria. Punto. Ed è una castroneria sia su basi matematiche, che logistiche, che storiche, che anche di banalissimo buon senso. Punto.
Ad esempio, il PIL tra il VI ed il XII secolo è sicuramente diminuito.
Molto balamente, possiamo dire che il PIL è legato ANCHE alla popolazione esistente. Il boom demografico dell'ultimo mezzo secolo ha quindi determinato un conseguente boom del PIL. Attendiamo una (inevitabile) riduzione della popolazione umana nei prossimi trent'anni, ed avrai anche una ineluttabile (e per alcuni catastrofica) riduzione del PIL.
Archimede -
(1) Falla cominciare quando vuoi. Lo splendido "Energy in World History" di Vaclav Smil, di cui raccomando la lettura, segue l'evoluzione energetica dell'umanità partendo addirittura 2,5 milioni di anni fa.
(2) Il fatto che un trend di lungo termine subisca anche delle variazioni, pure molto ampie, di breve, non smentisce l'esistenza del trend (oppure dobbiamo dedurre che il global warming è finito perché nel 2008 ha fatto fresco?). E' vero, comunque, che la crescita demografica è un driver del pil (ce ne sono anche altri). Questa è un'ottima ragione a favore della crescita demografica, tra parentesi.
Quindi la popolazione mondiale continuerà a crescere in modo esponenziale all'infinito e così i nostri consumi di risorse...
Interessante punto di vista. Mi piacerebbe capire come tutto questo possa essere possibile.
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