I parcheggi di Firenze insegnano una importante lezione di policy. Come racconta sul blog di Aspo Ugo Bardi, in questi giorni agostani i parcheggi per residenti sono semivuoti; eppure ai non residenti è vietato parcheggiarvi, anche a pagamento. Cosa suggerisce questo? Secondo Bardi,
Questo è un piccolo esempio del problema degli "anti-commons". Vi ricorderete che Garrett Hardin, nel 1966, aveva pubblicato il suo saggio dal titolo "la tragedia dei commons", ovvero "la tragedia dei beni comuni". La tragedia di cui parlava Hardin è dovuta al fatto che quando certe risorse costano troppo poco, o addirittura sono "di libero accesso", si tende a sovrastruttarle e, alla fine, a distruggerle. Questo è, evidentemente, quello che è successo per la maggior parte delle strade e dei parcheggi delle città storiche italiane. Fino a non molto tempo fa, parcheggi e strade erano di libero accesso a tutti e questo ha portato a un bel disastro di inquinamento e congestione. Oggi, ovunque, si cerca di rimediare mettendo tariffe e bloccando l'accesso ai parcheggi e alle strade ai non-residenti. L'unico modo per evitare la tragedia dei commons, in effetti, è privatizzarli; è quello che si fa per i parcheggi "solo per residenti".Peraltro, si può anche esagerare e cadere nell'eccesso opposto: quello della tragedia degli anti-commons. Ovvero, bloccare artificialmente l'accesso a un bene e quindi sotto-sfruttarlo. La questione dei parcheggi vuoti non è una tragedia e si risolverà ben presto con il ritorno dalle ferie.
La tragedia dei beni comuni è la banale conseguenza della ferrea legge della domanda e dell'offerta. Se il prezzo di un certo bene tende a zero, la domanda tenderà all'infinito. Poiché tutte le risorse sono scarse nel breve termine, le risorse ad accesso libero tendono a essere sovrasfruttate: è il caso dei pascoli di Hardin, dei parcheggi di Firenze, delle strade di Milano, e di una infinità di altre risorse. Come è possibile evitare il sovrasfruttamento? Esistono, schematizzando, due strade.
La prima è quella di privatizzare e creare un mercato: creare un mercato e mettere la risorsa in mani private significa far emergere un sistema dei prezzi che, si suppone, dovrebbe equilibrare domanda e offerta. Cioè, in altre parole, ci aspettiamo che i prezzi di mercato del bene in questione - pascoli, parcheggi o strade - sia sufficientemente alto da limitare la domanda a un livello sostenibile, ossia tale da massimizzare il reddito presente sotto il vincolo di mantenere un reddito futuro atteso sufficientemente alto. O, per usare le parole di R.J. Smith, "quando godiamo di una proprietà privata esclusiva, che essa sia organizzata attraverso una fondazione a scopo di lucro oppure nonprofit, vi sono degli incentivi per i proprietari a preservare la risorsa... La proprietà privata consente al proprietario di catturare il pieno valore capitale della risorsa, e l'interesse personale e gli incentivi economici guidano il proprietario verso il mantenimento del suo valore di lungo termine". La seconda strada, che è quella suggerita da Hardin nel suo saggio, è la regolazione dell'accesso ai commons. In alcuni casi è facile individuare la soluzione migliore e, potendo scegliere, quasi tutti concordano che la proprietà privata sia preferibile. Tra i casi in cui si è optato per la regolazione, anche in virtù di difficoltà oggettive che possono esistere, ricordo i limiti alla raccolta dei funghi o al pescato.
I parcheggi di Firenze sono, a mio avviso, un esempio di commons regolati, non di privatizzazione - e in questo dissento da Bardi. La proprietà privata, per essere piena e pienamente funzionante, dev'essere "3D": definable, defendable, divestible. La proprietà sui parcheggi per residenti è sicuramente defendable (tant'è che se Bardi vi parcheggiasse, sarebbe multato); ho qualche dubbio sul fatto che sia definita, in quanto tutti i parcheggi sono di tutti i residenti, quindi siamo in presenza di una specie di ibrido; ma soprattutto non è divestible, cioè nessun residente può cedere (o vendere) il "suo" parcheggio, o il suo diritto a parcheggiare, a terzi, in sua assenza. Ed è questo che causa il fenomeno di sottosfruttamento notato da Bardi. Non siamo in presenza di una tragedia dei commons, ma di una tragedia della regolazione - o dei commons regolati - e della sua rigidità.
Per risolvere la maggior parte delle tragedie dei beni comuni, e sicuramente quella dei parcheggi di Firenze, basterebbe definire chiaramente dei diritti di proprietà.
martedì 19 agosto 2008
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1 commenti:
"La tragedia dei beni comuni è la banale conseguenza della ferrea legge della domanda e dell'offerta."
Non proprio. A parte che quella della domanda e dell'offerta non è una legge, il problema dei commons è proprio che la dinamica di domanda e offerta per quei beni non funziona (non ci sono prezzi che trasmettano le informazioni).
Saluti.
KK
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