sabato 16 agosto 2008

Le strane proposte del professor Ghidini

Sul Corriere della sera di martedì 12 agosto, Gustavo Ghidini ha denunciato lo stacco, sistematicamente positivo, del costo dei carburanti in Italia rispetto ai grandi paesi europei. Il professor Ghidini riconduce questo problema al comportamento delle compagnie petrolifere.

Dei rimedi che suggerisce, il primo, la riattivazione dei totem autostradali con l'indicazione dei prezzi praticati nei successivi distributori, era già previsto dalla lenzuolata di Pierluigi Bersani, e sta (lentamente) avvenendo. Il secondo, cioè l'obbligo di "far indicare, da ciascun distributore, il doppio prezzo: quello praticato a lui dalle compagnie, e quello da lui al consumatore" sarebbe probabilmente bocciato dall'Autorità Antitrust, che ha attaccato i petrolieri proprio sulla trasparenza dei prezzi. E proprio dalla (debole) accusa del Garante occorre partire per avviare una seria riflessione sul tema: l'istruttoria del 2007 si è conclusa con l'accettazione degli impegni proposti dalle compagnie, i quali a giudizio dell'Authority avrebbero fatto venir meno i presunti profili anticoncorrenziali criticati. Quindi, in assenza di ulteriori richiami, bisogna presumere che la competizione sia efficace e non esistano extraprofitti da cartello.

Bisogna dunque guardare altrove. Lo stacco tra Italia-Europa è riconducibile a quattro fattori, che uno studio di Nomisma Energia del 2007 classifica in differenze strutturali e maggiori inefficienze. Tra le prime, il mercato italiano paga una rete di distribuzione pletorica (con oltre 20 mila stazioni di rifornimento, come Spagna e Regno Unito messi assieme, e un erogato medio pari alla metà di Francia, Germania e UK), e la sostanziale assenza dei supermercati dal business (mentre in Francia hanno una quota superiore al 50 per cento, nel Regno Unito di più del 30 per cento, e in Germania attorno al 10 per cento). Tra le inefficienze, si contano invece da un lato la rigidità di orari e turni (i benzinai italiani sono aperti 10 ore al giorno per 280 giorni all'anno, contro una media europea di 15 ore al giorno per 335 giorni) e la marginalità della vendita di prodotti non oil (che in Italia contribuiscono a meno del 5 per cento del fatturato, contro una fetta attorno al 30 per cento in Germania e Irlanda e superiore al 40 per cento in UK). Dall'altro, pesa la scarsa diffusione del self service, che nel nostro paese si assesta al 20 per cento contro una quota prossima al 100 per cento quasi ovunque in Europa.

L'unico modo di ricuperare i 4-5 centesimi di differenza tra l'Italia e imaggiori paesi europei è, dunque, la liberalizzazione: necessaria, del resto, per conformità coi vincoli comunitari. E' però essenziale comprendere che i provvedimenti necessari sono di natura generale, e come tali avranno effetti solo nel medio termine. Bisogna, infatti, sia rilassare le restrizioni sugli orari di apertura, sia eliminare ogni limite al mix merceologico. Cioè consentire tanto l'installazione di pompe di benzina nei supermercati, quanto l'apertura di minimarket presso i benzinai (compresa la libertà di vendita di beni complementari ai carburanti quali tabacchi e giornali).

Una postilla merita la curiosa richiesta del professor Ghidini, il quale dice di ispirarsi a Enrico De Vita, sul greggio locale: “produciamo, in Basilicata, il 6 per cento del fabbisogno: quel fabbisogno viene fatto pagare al livello del mercato dei produttori o a quello, ben più alto, del mercato degli importatori?”. Confesso che a questa domanda non so rispondere. Perché io sapevo che c’era un mercato del greggio dove un barile viene venduto al prezzo che, quotidianamente, incrocia domanda e offerta sulle principali borse che trattano commodities. Suppongo sia quello che De Vita e Ghidini chiamano “mercato degli importatori”. Se qualcuno conosce il misterioso mercato dei produttori, me lo segnala? No, perché comprare a poco e vendere a tanto è sempre stato il mio sogno.

1 commenti:

massimo nicolazzi ha detto...

L'espressione "mercato dei produttori" è utilizzata in relazione ad almeno tre fattispecie diverse.
1. Fattispecie di mercato in cui mancano o scarseggiano i consumatori (laddove è sinonimo di "mercato della domanda", o anche, più volgarmente, di "crack");
2. Fattispecie di mercato in cui i produttori si scambiano il prodotto (ad es. i sauditi esportano greggio in Russia, ed i Russi in Arabia Saudita). Nella sua modalità più ricorrente, è sinonimo di "baratto".
3. La fattispecie di mercato "tipica" cui comunque fanno normalmente riferimento gli Autori è quella in cui il produttore compra da sè stesso. In questi casi, è anche sinonimo di autoerotismo.