giovedì 26 marzo 2009

Bye bye golden share

In un periodo in cui il liberismo se la passa male, finalmente una buona notizia: la Corte di giustizia europea ha condannato l'Italia a circoscrivere sostanzialmente i poteri che la "golden share" assegna al governo in Enel, Eni, Finmeccanica e Telecom. Nel mirino del massimo organismo della giustizia comunitaria, è entrata in particolare la vaghezza con cui sono descritte le condizioni che consentono il ricorso all'azione dorata, tra cui il diritto di opporsi nei confronti di soci che assumessero una partecipazione rilevante (oltre il 5 per cento) e il diritto di veto su delibere di scioglimento delle società e di trasferimento, fusione e scissione dell'azienda. L'Europa non chiede l'abbandono di questo strumento, ma solo l'individuazione di chiari limiti al suo utilizzo, che può essere giustificato solo in presenza di seri motivi di interesse generale, difesa, sicurezza e sanità pubblica. Ora, non bisogna farsi troppe illusioni: anche se l'Italia dovrà adeguare la sua normativa alle nuove indicazioni, ci sono molti modi in cui un governo può interferire con la vita delle aziende anche senza ricorrere formalmente ad armi come la golden share - lo dimostrano, tra gli altri, i recenti casi di Autostrade/Abertis e Telecom Italia col mancato ingresso della "cordata tex-mex", in cui gli investimenti stranieri sono stati bloccati attraverso forme di "mobbing", per non dire la mostruosa vicenda Alitalia. E tuttavia, il fatto che i poteri concessi dalla legge vengano smussati e che gli spazi di manovra dell'esecutivo a tutela degli assetti proprietari esistenti vengano ristretti, apre un piccolo spiraglio di libertà economica.

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