mercoledì 8 aprile 2009

2/ Venti di passione (tedeschi)

Girovagando sul web abbiamo scoperto che in Germania- come altrove d’altronde- esistono numerose associazioni di cittadini che protestano vibratamente contro l’installazione di turbine eoliche. In Baviera, ad esempio ne è nata una (Gegenwind für Mensch und Natur) con lo scopo conclamato di chiedere al governo regionale di rinunciare al folle disegno volto a ricoprire l’intera superficie del Land con impianti eolici, nonché di fissare per legge la distanza che le turbine (ormai sempre più alte, rispetto a quelle di prima generazione) dovranno mantenere dalle abitazioni e dagli edifici pubblici. Se guardate questo video, l’effetto che si ha nell’avere una pala rotante di fronte a casa non è davvero dei migliori. Ma di qui in poi, come nel caso dei rifiuti o del nucleare, entriamo nel campo della libera negoziazione e degli indennizzi. Carlo Lottieri lo ha spiegato tempo fa in un suo brillantissimo paper.
Tornando all’eolico. In questo eccellente servizio del NDR (Norddeutscher-Rundfunk) si ragiona sul fatto che, con il venir meno dell’atomo, verranno improvvisamente a mancare 20.000 megawatt e la Germania dovrà quindi concentrare i propri sforzi non tanto sul solare (che come ha spiegato Chicco Testa, rispondendo ad un delirante editoriale di Dacia Maraini, è prodotto in quantità risibili in Germania), ma sull’energia generata dal vento (potenza installata sinora: 32.000 Megawatt). Date le forti opposizioni della cittadinanza alla costruzione di impianti onshore, si punta tutto sui mega-parchi offshore di cui si è detto in passato. Paradossalmente, però, le zone della Germania del Nord nelle quali si trova e si troverà il maggior numero di turbine sono le aree che meno abbisognano di energia, la quale dovrà quindi essere trasportata verso Sud (in Nord-Reno Westfalia e giù fino alla Baviera) attraverso la rete. Rete che tuttavia deve essere ammodernata per sostenere il passaggio di quantità così ingenti di energia. RWE, colosso tedesco del settore, lo sta facendo. Ma la sollevazione popolare contro il potenziamento di una linea che passa vicino alle case e le cui conseguenze per la salute non sono ben chiare, è alta. I dimostranti chiedono che la rete sia interrata, in modo che i rumori vengano il più possibile limitati. Ancora una volta: ambientalismo contro ambientalismo. Gerd Rosenkranz, ecologista tedesco di primo piano, se ne è accorto ed ammette: “Per noi è davvero difficile. Il conflitto tra ambiente e difesa della natura è palese”. Ma poi ricompare la solita vena allarmista: “D’altro canto, se non si fa così, l’acqua potrebbe presto raggiungere Berlino…”. Insomma, se si dice sì all’eolico, allora bisogna anche concedere che la rete sia potenziata. E conseguentemente fare spallucce dinanzi ai timori della popolazione.
Quando poi il vento non batte, le cose si complicano ulteriormente, come il documentario mostra in maniera palmare. Ci sono giorni, in particolar modo d’inverno e d’estate, in cui in Germania c’è calma piatta e solo l’1% della potenza istallata è effettivamente attiva… Ecco perché è necessario proseguire sulla via del mix energetico, come chiedono i liberali e i democristiani.
Negli ultimi tre o quattro minuti del reportage si mostra infine la riunione di un gruppuscolo di cittadini, capitanati (non sgranate gli occhi!) da un politico locale dei Verdi. Di che si parla? Dei problemi arrecati alla cittadinanza dalle centrali eoliche. Non mi va di replicare quanto detto sopra. Le difficoltà riscontrate sono più o meno le stesse. Conclude Rosenkranz: “E’ vero. La costa, là sul Mare del Nord era molto più affascinante, quando non c’erano le turbine”...

4 commenti:

Anonimo ha detto...

http://www.breitbart.com/article.php?id=D97ECHLG1&show_article=1

john holdren : per combattere il global warming potremmo essere costretti a immetere degli inquinanti riflettenti nell'atmosfera ..

qui non si tratta di ambientalismo , si tratta di salvare la pellaccia ...

tra parentesi , la terra su tempi geologici (11-2 milioni di anni) se la caverà benissimo senza di noi .
le consiglio un buon libro :

"il mondo senza di noi" ,Alan Weisman

Giovanni Boggero ha detto...

Tutto ciò per dire?

Anonimo ha detto...

che siamo gia' fottuti .

perfortunasonosiculo@yahoo.it ha detto...

se vogliamo parlare di realismo energetico, mi tocca far notare il conflitto latente tra due "realismi": quello delle fonti tradizionali e quello delle rinnovabili.
se vogliamo una prospettiva seria con le rinnovabili le dobbiamo definitivamente "industrializzare", non è col pannellino sul tetto che salviamo il mondo.
purtroppo mi duole notare che proprio l'eolico, che è una filiera industriale già pronta, che è competitiva già senza incentivi e che è la fonte che produce di più tra le rinnovabili, è anche la più osteggiata.
sarà perchè è un'industria già pronta per far concorrenza all'industria del termoelettrico?