sabato 4 aprile 2009

Cdp/F2I/Terna. Cambia tutto per non cambiare nulla?

Il fondo per le infrastrutture creato dal governo di Romano Prodi, F2I, comincia a muoversi seriamente. Già da tempo in lizza per acquisire Enel Rete Gas, la società guidata da Vito Gamberale punterebbe a una quota del 70 per cento, forse addirittura dell'80 per cento. La trattativa col maggior operatore elettrico italiano, in esclusiva, dovrebbe concludersi il 24 aprile. Credo ci siano pochi dubbi sul suo esito, anche se - vista la situazione debitoria - il gruppo di Fulvio Conti ha tutto l'interesse a tirare la corda fino quasi al punto di rottura, allo scopo di massimizzare il valore di cessione.

Di per sé, comunque, la cosa non sarebbe particolarmente preoccupante, anche se si inserisce in un contesto poco chiaro e destinato a grandi evoluzioni, nell'ambito del quale un F2I aggressivo potrebbe giocare un ruolo molto preoccupante, come avevo scritto fin dalla creazione del fondo. Il problema diviene più complesso, però, se si considera l'ancora irrisolta situazione di Cdp, uno degli sponsor di F2I, e azionista sia di Enel, sia di Terna, di cui detiene, rispettivamente, il 10,35 per cento e il 30 per cento. La quota di Cdp in Enel è destinata inoltre ad aumentare, come conseguenza della ricapitalizzazione del gruppo per un valore di 8 miliardi.

Sull'attuale assetti azionario, grava la decisione dell'Autorità Antitrust, confermata dal Tar del Lazio e dal Consiglio di Stato, di costringere Cdp a uscire da Enel (o da Terna) per disinnescare l'evidente confitto di interessi. Infatti, la liberalizzazione del mercato elettrico italiano ruota attorno la scelta (corretta) di imporre la separazione proprietaria tra la rete nazionale di trasmissione dell'elettricità, di cui proprietà e gestione sono affidate a Terna, e gli operatori dei mercati liberalizzati a monte e a valle, tra i quali Enel è quello tuttora dominante, nonostante la sua quota di mercato si sia notevolmente ridotta in questi anni e si possa ormai parlare di un mercato ragionevolmente liberalizzato, come rilevato anche nelle analisi specifiche del nostro Indice delle liberalizzazioni. L'uscita dovrà concretizzarsi entro 24 mesi dalla decisione definitiva del Consiglio di Stato, vale a dire entro il luglio 2009. Cioè, dopodomani.

A questo punto, la situazione è la seguente: Cdp è, contemporaneamente, azionista rilevante di Terna e di Enel, ed è costretta a cedere l'una o l'altra per questioni di corretto funzionamento della competizione. Tuttavia, per decisione politica, la necessaria ricapitalizzazione di Enel avverrà proprio per opera della Cdp, allo scopo di evitare che la quota di proprietà pubblica (Tesoro + Cdp, oggi congiuntamento al 30 per cento) scenda sotto la soglia di blocco rendendo scalabile il gruppo (anche se lo sarebbe difficilmente per ragioni di dimensioni). Quale potrebbe essere la via d'uscita? Evidentemente, poiché esiste un fondo, F2I, dedicato proprio alle infrastrutture, e formalmente autonomo da Cdp, che pure ne è socio, il pacchetto di Terna in mano alla Cdp potrebbe essere trasferito a F2I, col risultato di cambiare (formalmente) tutto per non cambiare (sostanzialmente) nulla.

L'alternativa pratica, purtroppo, non sembra migliore (sebbene sia forse più probabile). In omaggio alla "mission" della Cdp, la "banca del governo" potrebbe liberarsi del pacchetto che detiene in Enel, cedendolo al Tesoro. Anche in questo caso, la forma sarebbe salva, ma la sostanza resterebbe immutata: l'elemento davvero fermo, infatti, è che, qualunque cosa accada e in qualunque condizione, lo Stato non rinuncerà al controllo della maggior impresa elettrica del paese, così come non rinuncerà al controllo delle altre compagnie della cui compagine azionaria fa parte, come Eni e Finmeccanica. E ciò a dispetto del fatto che ci sono molti modi, più o meno puliti, in cui un governo può interferire con le scelte strategiche di aziende e azionisti, con o senza la golden share.

Qualunque cosa accada, ammesso che sia una soluzione accettabile dall'Antitrust, ci troveremmo di fronte all'ennesima presa in giro e all'ennesimo tentativo di difendere a ogni costo il controllo pubblico sul mercato.

2 commenti:

riccardo ha detto...

Nel pezzo si dice più volte che CdP è il maggior azionista di F2i.
Ma dove ha preso questa informazione?
Le quote degli azionisti Sponsor (ovvero i soggetti che hanno costituito la SGR SpA) sono paritetiche.
Nessuno ha quote maggioritarie.
Riccardo Tessari

Carlo Stagnaro ha detto...

Ha ragione, mi scuso dell'errore che correggo immediatamente. Naturalmente, le quote sono paritetiche ma l'esperienza suggerisce che, quando c'è di mezzo lo Stato, certe quote sono più uguali delle altre.